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Una storia castellalferese dimenticata 30/4/2006

MADONNA DELLA NEVE
Una storia castellalferese dimenticata

E’ da tempo che nutro il desiderio di scrivere questa pagina di storia, con l’intento di fare conoscere ai castellalferesi quanto i loro antenati fossero attaccati ai valori, religiosi e non, che in qualche modo rappresentavano la loro fede, il loro paese, la loro cultura, i loro sacrifici.
La chiesa della Madonna della Neve fino al 1865 faceva parte della massa capitolare della Cattedrale di Asti.
Per effetto della legge “Siccardi”, che prevedeva l’espoliazione  di parte dei beni ecclesiastici, la chiesetta alferese veniva inglobata nel regio demanio e successivamente posta al pubblico incanto.
La particella catastale comprendeva – “ due piccole pezze di vigna, poco bosco, chiesa campestre, piccola casa e casotti e pozzo entrostante “-
Interessato all’acquisto risultava un ebreo residente nella zona il quale intendeva destinare, eventualmente, l’edificio religioso a “bigatera“, cioè  a locale adibito all’allevamento dei bachi da seta, coltura agricola fiorente in quell’epoca.
Questo pensiero preoccupò non poco la popolazione, anche perché il candidato era di un’altra fede religiosa e ciò veniva inteso come un affronto per i cattolici.
A trovare la soluzione fu il parroco di allora, Rev. Santanera don  Giuseppe, originario di Villafranca, il quale si fece promotore della raccolta dei fondi necessari per l’acquisto dei beni, da donare in seguito al comune di Castell’Alfero.
Incaricò dunque alcuni parrocchiani per la raccolta delle oblazioni. Dai documenti risulta che aderirono ben 211 famiglie, anche con offerte in natura (cereali); primo nella lista il parroco, con l’offerta  più consistente. L’incanto a pubblica gara avvenne ad Asti il 23 giugno 1868 al prezzo battuto in £ 1.670 e 80 centesimi.
Seguirono delibere comunali per l’accettazione dell’immobile con successive approvazioni dalla provincia di Alessandria, per finire con l’emanazione del decreto di sovrana autorizzazione concesso da Vittorio Emanuele II, per grazia di Dio e volontà del popolo  re d’Italia.
E così il 14 agosto 1869, con rogito del notaio Vincenzo Migliassi venne redatto l’atto di donazione al Comune, il sindaco Alessandro De Rolandis firmò per accettazione.
Nel documento viene stabilito che l’edificio dovrà rimanere perennemente destinato al culto; il Parroco, in accordo con l’Amministrazione Comunale, individua la persona per la cura e la custodia dell’immobile: ecco la figura del “rettore”.
Il Comune rappresenta la proprietà istituzionale unitaria, mentre l’avvicendarsi del rettore rappresenta le  211 famiglie che la riscattarono.
Il Parroco con la sua iniziativa si è dimostrato pastore autentico, garantendo  con sacrificio che  “nulla deve essere  tolto al suo gregge”.
Questa figura merita di essere annoverata fra i personaggi castellalferesi illustri.
I Castellalferesi debbono essere fieri del loro passato,  l’esempio appena citato, è l’inizio di  importanti traguardi raggiunti, val bene ricordarli:
- Giugno 1868: con l’acquisto della chiesa Madonna della Neve hanno riscattato i valori morali e della fede;
- Giugno 1904: con l’acquisto del castello hanno riscattato  la propria identità;
- Giugno 1954; con la donazione del “Ciabot ‘d Gianduia” hanno riscattato la cultura della tradizione Piemontese;
- Giugno 2002: la Coccarda Tricolore di G.B. De Rolandis è accolta ad Asti con tutti gli Onori civili e militari; lì, in quel momento, abbiamo riscattato la dignità Nazionale.
Queste sono le cose che fanno Grande un paese piccolo. 

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testo di Umberto Re 



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