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Gianduja ed i burattini dei Fratelli Niemen 15/5/2006

Gianduja nasce burattino, e nei suoi due secoli di vita, ha avuto storia lunga e travagliata. Alcuni aspetti del Gianduja originario, quelli più legati all'immediatezza dell'elemento popolare, sono però ancora rintracciabili negli spettacoli tradizionali di burattini sopravvissuti al tempo. Basandosi principalmente sulla memoria orale e sulla prassi esecutiva, questi spettacoli hanno tramandato caratterizzazioni, giochi linguistici, e soprattutto il meccanismo di interazione tra la maschera e i personaggi con cui si relaziona, e le varie storie che attraversa.
I Niemen, antica famiglia circense radicatasi in Piemonte, sono gli ultimi continuatori di quello che un tempo era indicato come il trattenimento del Gianduja. Da oltre 150 anni i Niemen portano in scena un repertorio pressoché inalterato, in cui Gianduja assume un ruolo determinante e risolutore. Tra i titoli figurano alcuni "classici" del teatro dei burattini diffusi in tutta l'Italia settentrionale, come L’acqua miracolosa o Il guardiano dei morti, che i Niemen, generazione dopo generazione, hanno riplasmato sull'immagine della maschera piemontese. Così il già citato Guardiano dei morti diventa La storia d la vaca rossa, ovvero Gianduja guardiano del cimitero di Costantinopoli dove tutta la vicenda comica s'impernia proprio su quella vacca rossa che Gianduja, dichiaratamente di stampo contadino, non sa bene a chi sia toccata in eredità. Irresistibile è la scena in cui a Gianduja, guardiano suo malgrado del cimitero, compare l’anima della madre defunta: sarebbe l’elemento sovrannaturale risolutore, ma a Gianduja non interessa tanto uscire dai guai in cui si ritrova immischiato, quanto piuttosto sapere a chi debba appartenere in realtà la vacca contesa.
Seguendo gli spostamenti di Eliseo Bruno, che con il suo "Gran Teatro dei Burattini dei Fratelli Niemen" gira ancora capillarmente il Piemonte e la riviera ligure, è possibile imbattersi in rappresentazioni che sono veri e propri reperti, come Cuor di donna, tragedia a forte tinte in cui una madre uccide il proprio figlio. Si tratta della testimonianza diretta di come gli spettacoli di burattini in tempi ancora relativamente recenti fossero rivolti all'intera comunità, senza l'attuale distinzione tra pubblico adulto e bambini. A quell'epoca, la tragedia spesse volte veniva interrotta dagli spettatori che, avvinti dall'incalzare della vicenda, lanciavano oggetti in baracca, cercando così di impedire alla madre di commettere il crimine. A Gianduja in questa tragedia è riservato il compito di alleggerire la tensione. Il principale meccanismo comico è quello per cui Gianduja si ritrova coinvolto in una situazione più grande di lui, che verrà poi risolta con ingenuità, scaltrezza ed altruismo. Lo spirito popolare, di cui Gianduja è immagine, confida sempre nella giustizia, se giusti si è stati, ben sapendo, però, che la giustizia va molto aiutata, con tanto buon senso e all'occorrenza con qualche colpo di bastone.
Così Gianduja, nel "Gran Teatro" dei fratelli Niemen, continua la sua rustica vita plurisecolare, fedele a se stesso e incurante del tempo di fronte a valori immutabili.

L'aneddotica vuole che i Niemen siano originari dei territori della Bielorussia e della Lituania. La memoria di famiglia, tramandata oralmente, racconta che il primo dei Niemen fosse stato addirittura un giullare alla corte dello zar e che avesse assunto quel nome prendendolo a prestito dal fiume Niemen che attraversa quelle regioni, sfociando nel Mar Baltico.
La grande famiglia Niemen è composta da burattinai, giostrai, circensi e artisti di varietà: artisti girovaghi, legati agli spettacoli di piazza e al nomadismo che ne consegue. La pluralità dei mestieri esercitati è scelta inevitabile, dato che i Niemen sono numerosissimi e stringono molteplici legami di parentela con altre famiglie circensi: i Medini, i De Bianchi, i Caveagna, i Gerardi, i Casertelli, i Togni...
La duttilità professionale è indispensabile per superare difficoltà contingenti e storiche, e andare incontro alle nuove esigenze del pubblico.
I Niemen, da perfetti conoscitori della "piazza", hanno saputo all'occorrenza mettere in scena spettacoli con burattini o marionette (anche contemporaneamente in un'unica baracca), inventare numeri per il circo oppure in mancanza d'altro agivano come saltimbanchi nelle osterie, o come narratori nelle stalle dove la gente si radunava la sera per ascoltare storie fantastiche, che altro non erano poi che i copioni del loro repertorio raccontati.
Lo spettacolo viaggiante è un mondo a sé. Emma Maria Niemen (classe 1920), decana della famiglia insieme con Gualberto (classe 1905), parla sempre di "noi" e degli "altri" a indicare due mondi che convivono paralleli: quello degli artisti nomadi che vive nei carrozzoni e quello della gente comune che vive nelle case.


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Testi di Cinzia Cambareri e Alfonso Cipolla



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