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la Famiglia Niemen 16/5/2006
L'albero genealogico Niemen pubblicato nel libretto “Gianduja da Callianetto al Gran Teatro dei burattini dei Fratelli Niemen” testimonia la complessità degli intrecci familiari, pur essendo limitato alla sola discendenza di Carlo Niemen, (nonno di Maria), mentre tra i rami del ceppo antico, qui non sviluppati per motivi di spazio, si risale ad Alessandro Niemen (nonno di Gualberto e fratello di Carlo).
Le origini italiane della famiglia rimangono legate alla zona del vercellese, dove tuttora vive, orgogliosamente in un carrozzone, Emma Maria Niemen.
È proprio dell'indole nomade lo stanziarsi in luoghi differenti, per motivi di lavoro e per cause storiche contingenti. Infatti Emma Maria - madre di Eliseo Bruno, ultimo a tramandare la tradizione burattinesca della famiglia insieme alla sorella Giuliana - si trovava a Monteu Roero nel cuneese quando nel 1944 sposò suo cugino Edoardo, entrambi sfollati a causa della guerra: un matrimonio fra consanguinei non è così insolito nelle famiglie di burattinai e di circensi, proprio per i continui spostamenti e i pochi legami che in un breve arco di tempo potevano stabilire con i residenti delle varie piazze battute.
Sempre nel periodo della guerra Salvatore Niemen è costretto ad adottare il nome d'arte di "Ferruccio Rumba": erano talmente tanti i Niemen a fare spettacolo che il cambio di nome diventava d'obbligo per sfruttare meglio le piazze.
Dal 1948 Salvatore giunge a Torino con la sua arena stabile, ma continuerà a lavorare anche in Liguria e Valle d'Aosta: le stesse zone ancora oggi frequentate nel periodo estivo da Eliseo Bruno.
I Niemen propongono ancora un'attività burattinesca poliedrica legata alla piazza esattamente come un secolo fa.
La piazza, infatti, era un eccezionale luogo di confronto, umano e artistico: gli stessi spettacoli venivano memorizzati, a volte modificati e replicati da compagnie diverse, dal cui contatto nasceva un diffuso scambio di materiali come marionette, burattini, fondali e copioni. Tra il materiale conservato da Eliseo Bruno si trovano burattini dei Canardi, copioni dei Burzio, dei Marengo, dei Gambarutti, fondali di Perozzi e di Baldi accanto a quelli del cugino Gualberto, forse l'artista più poliedrico tra i Niemen, inventore nel 1921 del personaggio di Testafina, l'ingenuo compagno di Gianduja.
Ma sulla piazza agiscono anche altre dinamiche.
Jolanda Niemen, figlia di Salvatore, ricorda come tra famiglie circensi o di burattinai vigesse una sorta di tacito mutuo soccorso; ne è un esempio la cartolina inviata al padre da Enrico Lupi nel 1951.
La compagnia Lupi, la più grande impresa italiana di marionette, fu vittima nel 1939 di una speculazione edilizia che gli sottrasse il loro storico teatro, così Enrico Lupi fu costretto a ritirarsi a Montafia, prima come sfollato, poi come unica alternativa all'indigenza. La grande dignità di Enrico Lupi non gli permetteva di ricevere aiuti, così Salvatore Niemen pensò di commissionargli alcuni fondali, che avrebbe ricambiato con generi di prima necessità. La cartolina ricorda quello scambio.
Significativo è l'indirizzo «Egr. amico Salvator Niemen e gentil Signora. Burattini Artistici. Carovana presso la Tettoja, Chieri»: in quella scritta si concentra la differenza tra i due mondi: da un lato i grandi marionettisti di città, dall'altro gli umili burattinai girovaghi, distanti nel modo di concepire gli spettacoli e l'impresa, ma vicini nella solidarietà del mestiere.
Eliseo Bruno con i suoi burattini nelle piazze e Jolanda, sua cugina, con i suoi vividi racconti, sono gli ultimi a conservare la memoria di un'arte e di una tradizione che purtroppo non sarà tramandata. Infatti l'attività di jolanda finisce nella stagione 1983-84 quando suo padre Salvatore, per motivi di salute, cede il teatro dei burattini ad Eliseo Bruno che, con un po' di malinconia, fa intuire che nessuno erediterà il suo mestiere, perché mancano apprendisti che desiderino imparare, come è successo a lui attraverso gli zii e il fratello Armando.
 Rimane il desiderio di tramandare questo patrimonio o almeno di conservare e far conoscere i preziosi materiali storici custoditi dalla famiglia Niemen, gli ultimi burattinai di tradizione che custodiscono la sapienza di Gianduja.



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