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Iviglia canta in ASTI CANTA MOZART 24/11/2006
Venerdì 24 novembre 2006 alle ore 21.15 ad Asti, presso il Centro Giraudi nell’ex chiesa di S. Giuseppe in piazza S. Giuseppe (zona Casermone) si svolgerà ASTI CANTA MOZART, selezione di arie dalla trilogia popolare su libretto di Lorenzo da Ponte e musiche di W. A. Mozart:
Le nozze di Figaro,
Don Giovanni,
Così fan tutte

Al concerto ad ingresso libero parteciperanno
Erika Frigo, soprano
Enrico Iviglia, tenore castellalferese
Ignazio De Simone, baritono
Andrea Campora, pianoforte.

La serata è organizzata dall’Associazione Musicanto con il patrocinio del Comune di Asti.

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PRESENTAZIONE MUSICALE DELLA SERATA

Se nel Seicento il gusto Barocco aveva concesso una mescolanza di elementi seri e comici all’interno del melodramma italiano, il Settecento, sotto l’influenza di Alessandro Scarlatti, innalza un netto muro formale tra l’opera comica e quella seria. È da precisare che il termine “comico” non indica una natura necessariamente buffa dello spettacolo, bensì delinea una sua origine narrativa di basso profilo, legata alla quotidianità degli eventi e degli agenti. I due generi non godono di tale prestigio, dal momento che mentre seria è considerata arte di livello elevato, degna dei migliori teatri, degli impianti scenici più curati e dei cantanti più talentuosi, all’Opera comica è riservato uno spazio ben più modesto dal punto di vista quantitativo e qualitativo; preparata con mezzi limitati ed affidata a cantanti meno tecnici, anche se possibilmente dotati di una vivace presenza scenica, compariva nella programmazione estiva dei teatri secondari, oppure rivestiva il ruolo di intermezzo tra un atto e l’altro dell’opera seria, come “spettacoluccio” da divertimento durante l’intervallo.
Le commedie di Mozart/Da Ponte appartengono a questo contesto e, come testimonia Da ponte stesso nelle sue Memorie, in esse vi è la volontà di rendere il finale concertato il punto forte dell’opera comica, quasi autonomo dal resto e ricchissimo d’intreccio narrativo e formale, con il susseguirsi di tutti i generi di canto e l’alternarsi del massimo numero di personaggi in scena.
Si può quindi affermare che Da Ponte abbia il merito di aver dato la nascita ad un nuovo tipo di librettistica che opponeva allo stile trionfante, inaugurato da Metastasio e prevalente per tutto il Settecento, un libretto ricco di dialoghi a botta e risposta: ci furono altri librettisti che nello stesso periodo adottarono questa  nuova scrittura, ma fu la coppia Mozart/Da Ponte a raggiungere risultati perfetti sotto ogni punto di vista, creando capolavori musicali e testuali in perfetta sinergia, legittimando le aspirazioni artistiche dell’opera comica, che, attraverso la trilogia italiana del compositore viennese, portò a compimento il proprio processo di nobilitazione agli occhi del pubblico e della critica. Inoltre, è da rilevare l’altissima qualità intrinseca dei testi del librettista italiano, testi che si distinguono per la cura formale e lessicale tradotta in una estrema efficacia realistica; capacità di scrivere testi di gran dignità ed autonomia letteraria che al tempo stesso si prestassero perfettamente al tipo di scrittura musicale che Mozart aveva in mente, ponendosi al servizio delle invenzioni del genio viennese pur mantenendosi equilibrate e perfettamente credibili produzioni artistiche.

La prima Opera fu: Le Nozze di Figaro (1786)
Il libretto delle Nozze di Figaro fu richiesto su esplicita richiesta di Mozart, che desiderava mettere in musica il soggetto della commedia di Beaumarchais Le mariage de Figaro (1781), episodio intermedio di una trilogia inaugurata con Le Barbier de Séville (1775) e che si concluderà La mére coupable  (1792). Si trattava di satire sociali esplicite e salienti; questo carattere filorivoluzionario creò alla messa in scena dei lavori, che però furono ripagati da grande successo di pubblico soprattutto presso quella stessa aristocrazia che veniva derisa e sbeffeggiata durante l’azione.
La natura così complessa e sfumata delle Nozze mozartiane fa si che la commedia non possa rientrare semplicemente nel canone dell’Opera buffa italiana. La comicità burlesca e caricaturale lascia posta ad un’ironia più sottile e di sapore romantico, in cui il sorriso è intrecciato alla compassione, alla partecipazione empatica alle sofferenze dei protagonisti.

Don Giovanni ossia Il Dissoluto punito (1787)
Se la leggenda medievale legata al nome di Don Giovanni è diventata patrimonio dell’immaginario di tutto l’Occidente moderno e contemporaneo, lo si deve soprattutto alla sua incarnazione musicale legata ai nomi di Da Ponte e Mozart: fu infatti questa la versione che lo rese popolare ai massimi livelli, e fu questa la versione che ne arricchì la figura di elementi di tale modernità da rendere  il personaggio un’icona del sentire romantico. Commissionato dalla città di Praga in seguito all’enorme successo che riscossero Le Nozze nei teatri della capitale boema, il dramma giocoso riprende un soggetto che, per la verità, stava già vivendo il suo declino: il mito di Don Giovanni non era infatti più molto in voga in quegli anni, sebbene l’ultima versione musicale fosse dello stesso 1787, ad opera del librettista Bertati e del compositore Gazzaniga, sotto il titolo de Il convitato di pietra, versione che tra l’altro Da Ponte terrà ben presente nella stesura del libretto.

La trilogia di Lorenzo Da Ponte si conclude con la stesura di: Così fan tutte ossia la scuola degli amanti (1790)
L’ultima opera nata dalla collaborazione tra Da Ponte e Mozart è quella che rientra più facilmente nei parametri dell’opera buffa italiana. Il libretto di Così fan tutte è scritto secondo un intreccio narrativo classico basato sul travestimento e sull’inganno e ha come argomento principe la gelosia d’amore movente per eccellenza della quasi totalità delle commedie. Eppure, fu l’opera che conseguì meno successo e la critica dell’epoca; se questo fatto può destare un iniziale stupore, ad un’analisi più approfondita dei contenuti della commedia, diventano chiari i motivi di questo, seppur parziale rifiuto. Il libretto trasmette un messaggio scomodo e per certi versi poco edificante, cioè che le donne per loro stessa natura siano portate al tradimento amoroso.
Infine è da rilevare come il valore artistico del Così fan tutte sia una riscoperta novecentesca: il Romanticismo aveva infatti obliato la commedia a causa della sua morale razionalistica e cinicamente realista, in nome dell’esaltazione delle passioni travolgenti che sarà propria di tutto l’Ottocento. Fu necessario attendere uno sguardo critico più lucidamente distaccato affinché potesse essere rivalutata una delle opere comiche più eleganti ed ironicamente disincantate delle storia della musica.


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