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Gianduja 24/1/2007

Gianduja
marionetta e maschera (Callianetto, 1808)

Quella di Gianduja è una storia vera.
E autentici sono i documenti che la storia ci ha tramandato sul personaggio teatrale, sul patriota risorgimentale, sulla maschera carnevalesca, sulla marionetta e sul burattino i cui fili non sono ancora stati tagliati.
Sono fili che (invisibili) legano multipli di cioccolata diffusi dall'Australia al Giappone, innumerevoli feste a suo nome in Piemonte e nel mondo, studi e ricerche sulla sua origine; sono fili che avvolgono magie liberate ad ogni alzata di sipario.
In principio Gianduja è una marionetta avvezza a recitare commedie senza copione, sorrette appena da sommari canovacci; sappiamo che il suo sipario è una baracca di artisti girovaghi o saltimbanchi, abituati a cambiare di frequente personaggi, sedi e percorsi.
Dunque le sue origini non sono nobili: nessun letterato di grido lo ha concepito, nessun teatro ospita la sua compagnia e nessun grande autore scrive per lui; ma la sua casa è la strada, la sua lingua è il piemontese, i suoi spettatori sono i passanti.
A Torre Pellice nel marzo 1804 fu rappresentata la prima commedia conosciuta in cui Gianduja è presente, seppur non da protagonista: La malvagia cantatrice in Londra, ossia la superlativa malizia smascherata dalla perfidia.
Testo dovuto alla compagnia girovaga di Giambattista Sales e di Gioacchino Bellone, il primo torinese e il secondo di Racconigi, padri di un personaggio che farà la fortuna della loro come di molte altre compagnie.
I due si stabilirono definitivamente a Torino, prima in un locale angusto prossimo alla centralissima piazza Castello e poi in una più ampia sala già aula magna dell'Università, il Teatro San Rocco, il cui ingresso corrispondeva all'abitazione torinese dei Conti di Castell’Alfero.
La marionetta nacque ufficialmente il 25 novembre 1808 con la commedia Gli anelli magici, ovverosia le 99 disgrazie di Gianduja, primo di numerosissimi titoli in cui comparirà il suo nome.
Nello stesso anno il conte di Castell’Alfero si inchina alla sorella di Napoleone Bonaparte divenendone Ciambellano, in un Piemonte occupato dai francesi che impongono i loro testi teatrali, sopprimendo le storiche maschere italiane e inasprendo l'uso della censura teatrale, in applicazione dei più oscuri ideali di libertà da esportazione.
E dalla censura la marionetta Gianduja dovrà guardarsi, poiché il suo predecessore Gerolamo, per l'omonimia con il fratello di Napoleone, re di Westfalia, dovette cambiare connotati e clonarsi in luoghi meno ostili, dalla Lomellina a Milano, a Genova.
Nella capitale subalpina Gianduja miete rapidamente successi e la restaurazione dei poteri sabaudi vede un'altra compagine insediarsi nel teatro di San Martiniano, poco distante dal concorrente San Rocco.
E' la compagnia di Luigi Lupi da Ferrara che nel 1823 adotta la marionetta piemontese in aperta rivalità con la compagnia Sales.
La tenzone si risolse con la definitiva assunzione di Gianduja a protagonista della compagnia Lupi; il Sales per contrastarlo nel 1845 trasformò la marionetta in burattino nella commedia goldoniana Un curioso accidente, ma ormai Luigi Lupi e le generazioni che lo seguiranno si identificheranno totalmente con Gianduja tanto da esserne considerati i massimi interpreti.
Folle numerosissime accorrono alle loro rappresentazioni come ad altre del teatro di animazione.
E' in questa prima parte di secolo che Gianduja assimila una straordinaria e unica identità, esclusiva tra le maschere italiane: si immedesima con le vicende risorgimentali quale "rappresentante del nostro popolo" mentre i suoi ideali si rinforzano nelle messinscene giocate sulla ricostruzione degli eventi storici per i quali Gianduja è cantore, lettore appassionato, protagonista.
Nasce la leggenda della sua origine, fissata dai primi copioni e da don Michele Gallo nel borgo di Callianetto.
La sua personalità, già incarnazione del contadino rude, spiritoso, generosa, amante della buona tavola e del buon vino, simbolo di bonarietà e di accorto buon senso come di fermezza e di saldo realismo, recepisce i colori nazionali assumendo i toni del patriottismo moderato, fino a rendersi portavoce della dura protesta popolare in occasione del "tramud" del 1864, 1'osteggiatissimo trasferimento della capitale da Torino a Firenze.
Ecco che Gianduja non è più una maschera: diventa un carattere, un tipo, un modello politicamente emotivo, diventa genuina espressione del popolo piemontese e quest'ultimo vi si riconosce.
Per tutto il secolo spopola in Torino e in Piemonte, valica le frontiere quale ambasciatore della nostra regione, recita il suo ruolo nei giornali satirici accanto a uomini di governo senza mai essere comparsa, cavalca le nuove tecnologie di stampa che permettono aumenti vertiginosi delle tirature dei periodici acquistando così larghissima diffusione e fama: da quei fogli ha inizio la sua fortuna.
Ormai ha una popolarità tale che teatri, caffè, giornali e prodotti commerciali di ogni tipo si adornano del suo nome: dal 1860 gli viene intestato un almanacco; nel 1862 viene fondato il giornale "umoristico, politico, sociale Gianduia"; nel 1865 la società Caffarel elegge la nostra maschera a padrino del "gianduiotto" che presto allieterà i salotti di tutto il mondo.
Nel turbine della sua popolarità la compagnia Lupi si trasferisce nel 1884 nel torinese Teatro d'Angennes ribattezzandolo Gianduja, aprendo così una fortunatissima stagione di successi che dureranno sino alle soglie dell'ultima guerra.
De Amicis, Bersezio, Giacosa, Brofferio e altri illustri letterati come pure i membri della famiglia reale onoreranno prima le scene del Teatro di San Martiniano e poi quelle del Gianduja.
Ma il declino della maschera è dietro l'angolo, favorito dall'avvento dei cinematografi e definitivamente realizzato dalla televisione.
Oggi possiamo dire che qualunque sia la sua origine e chiunque sia il suo creatore, Gianduja resta l'ultimo nato della Commedia dell'arte, il grande spettacolo italiano che nel Sei e Settecento ha animato le piazze e i teatri di tutta Europa, schietto simbolo di piemontesità ed intraprendenza al quale guardare ancora con rinnovata fiducia.

 

1910: cartolina a colori di Callianetto con immagine di Gianduja, tratta da una litografia di G. Boero


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testi di Claudio Di Lascio, tratti dal Calendario Comunale di Castell'Alfero 2005
Cartolina della collezione Pia - Bardi



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