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Giovanni Battista Gaetano De Rolandis 11/2/2007

Giovanni Battista Gaetano De Rolandis
patriota, martire (Castell'Alfero, 24 giugno 1774 - Bologna, 23 aprile 1796)

II vento della Rivoluzione francese che spirò in Europa alla fine del XVIII secolo, giunse in Asti e si diffuse nel nostro paese, influenzando nobili, religiosi, popolani, ma soprattutto cittadini della media borghesia toccando intelligenze fertili, predisposte da un lungo giogo totalitario.
Improvvisamente la feudale Castell'Alfero si scoprì giacobina e due famiglie in particolare emersero tra le altre per le aperte simpatie verso le nuove idee d'oltralpe: i Pastrone (vedi mese di Agosto) e i De Rolandis, membri di un'élite provinciale avvezza alla lettura delle notizie che le prime gazzette copiosamente riportavano.
Il giovane Giovanni Battista De Rolandis crebbe in un contesto di intensi legami familiari e di relazioni sociali ben più ampie del "recinto" che ancora chiudeva il nostro paese.
Basti pensare al cognato di Giovanni Antonio, fratello di Giovanni Battista De Rolandis, l'avvocato astigiano Secondo Arò (marito di Clara Morata), protagonista di primo piano nella fondazione e presidente della effimera Repubblica Astese del 1797, per questo fucilato con altri esponenti giacobini astigiani.
Nato il 24 giugno 1774 dal medico Giuseppe Maria (nonno dell'omonimo medico, vedi mese di Luglio) e da Rosa Bussolotti, penultimo di nove figli e subito orfano di padre, Giovanni Battista, come imponeva una rigida tradizione familiare, venne avviato con il fratello Luigi alla carriera ecclesiastica nel Seminario di Asti ove si distinse per la sua irrequietezza tanto da esserne espulso.
Indirizzato dal conte Carlo Luigi Amico al Collegio piemontese di Bologna detto "La Viola", fraternizzò col più giovane Luigi Zamboni, laureando in legge, di famiglia bolognese agiata.
De Rolandis, Zamboni ed alcuni compagni altrettanto infiammati dai nuovi ideali politici, progettarono una coraggiosa quanto avventata insurrezione nella città di Bologna, sperperando ogni risorsa nell'acquisto delle armi, nella stampa di manifesti e nella fabbricazione di coccarde tricolori (verdi bianche e rosse) aiutati dai familiari dello Zamboni.
Mentre in Asti ed a Torino il movimento giacobino realizzava una congiura antimonarchica destinata a fallire, il 14 novembre 1794 i cospiratori bolognesi anticiparono i tempi della rivolta a causa del tradimento di alcuni di essi, limitandosi a distribuire in città coccarde e proclami.
Costretti alla fuga, ripararono in Toscana ritenendosi al sicuro, ma furono arrestati dai gendarmi pontifici sugli Appennini.
Rinchiusi nelle carceri bolognesi del Torrione, i congiurati furono sottoposti ad una feroce istruttoria che ebbe esiti funesti per lo Zamboni il quale si  tolse la vita impiccandosi il 18 aprile 1795.
De Rolandis resistette tenacemente diciassette mesi alle torture e alle vessazioni ma il suo iniquo processo venne inesorabilmente orientato verso la pena capitale per impiccagione nonostante la strenua difesa dell'avvocato Antonio Aldini (che divenne a Parigi Segretario di Stato del filofrancese Regno d'Italia) e il generoso conforto del sacerdote Giuseppe Compagnoni, poi segretario dell'assemblea costituente della Repubblica Cispadana.
Sofferte e tragiche furono le circostanze dell'esecuzione di Giovanni Battista avvenuta il 23 aprile 1796 sulla collina della Montagnola: prima "privato delle forze" ossia evirato, e poi, dopo un primo tentativo andato a vuoto, calato lungamente a forza nel cappio nonostante le suppliche di grazia della folla.
L'esecrabile processo e l'atroce esecuzione ebbero vasta eco in città e durarono ben oltre l'arrivo di Napoleone Bonaparte, comandante dell'armata d'Italia, che solo due mesi dopo i fatti occupò il nord Italia e l'ancora pontificia Bologna.
Furono le imprese di De Rolandis e Zamboni a ispirare all'assemblea costituente della Repubblica Cispadana in Reggio Emilia del 7 gennaio 1797 (presenti l'avvocato Aldini e don Compagnoni), l'adozione di un vessillo tricolore a simbolo del nuovo Stato.
Era il primo passo verso la Bandiera e l'Unità nazionale.
Alla proclamazione della Repubblica Cisalpina, il 6 gennaio 1798 Zamboni e De Rolandis venivano proclamati martiri dalla città di Bologna e i loro resti raccolti alla Montagnola ove venne eretta una colonna in loro onore, poi profanata dalla soldataglia austriaca alla Restaurazione.


Una targa marmorea, collocata nel 1895 sulla facciata della bolognese casa Zamboni, ricorda:

IN QUESTA CASA
LUIGI ZAMBONI BOLOGNESE
CON L'ASTIGIANO G.B. DE ROLANDIS
SOGNO' LA LIBERTA'
NE PREPARO' E NE TENTO' L'AVVENTO
MA TRADITO E CHIUSO IN CARCERE
PREFERI AL CAPESTRO DEL PAPA
QUELLO CHE EGLI STESSO SI FECE
E NELLA NOTTE TRA IL XVII E IL XVIII AGOSTO MDCCXCV
GITTO' LA VITA PER QUESTA NOVA ITALIA
CHE LO RICORDA PRECURSORE DE' SUOI MARTIRI
GRATA LIBERA SICURA


 

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testi di Claudio Di Lascio tratti dal Calendario Comunale di Castell'Alfero 2005
immagine gentilmente fornita da Ito De Rolandis



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