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La tournée in America Centrale 3/4/2007

Questo il resoconto inviatoci dal tenore castellalferese Enrico Iviglia a riguardo la sua tournée lirica di 2 mesi in America Centrale, fatta ad inizio 2007.


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Recensione
Opera “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino ROSSINI
Enrico IVIGLIA, interpreta il ruolo del Conte d’Almaviva
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Tournée dal 14 Gennaio al 16 Marzo ’07 Centro America.
L’allestimento e l’organizzazione dell’opera sono iniziati al Teatro Nacional nella capitale del Guatemala, Guatemala City.
Sei le capitali degli stati toccati: Guatemala City, San Salvador, Tegucigalpa, Managua, San Josè e Panama City con un totale di 13 recite.
La formazione, composta da due cast, si alternava sul palcoscenico per dar modo ad ognuno di far riposare la voce.
La direzione era del Maestro Bruno D’Astoli, natio di Terni e trapiantato a Buenos Aires, come Maestro preparatore e perfezionamento per cantanti lirici del Teatro Colòn. La regia era affidata al Maestro Constantino Juri, il quale collabora abitualmente con i maggiori teatri di tutto il mondo e conosce perfettamente la nostra lingua in quanto è stato direttore di scena all’Accademia Nazionale “Silvio D’Amico” e “Santa Cecilia” di Roma.
Dall’Italia siamo partiti in tre: il sottoscritto, Omar Camata di Treviso che ha interpretato il ruolo di Figaro, factotum che mi aiuta a ingannare il Dott.Bartolo e conquistare il cuore di Rosina; (con Camata ho vinto nel Settembre 2005 il 1° Concorso “F. Alfano” di San Remo, successivamente trasmesso in tv su Rai Uno). Virgilio Bianconi di Perugia ha interpretato il Dottor Bartolo, tutore di Rosina.
La formazione al completo era di 18 persone: 12 cantanti, un direttore d’orchestra, un regista, una sarta, una segretaria, un autista e un body gard.
E’ la prima volta che una produzione lirica unisce cantanti argentini, italiani e guatemaltechi per far conoscere l’opera nei Paesi del Centro America.
Il numero maggiore di cantanti era per l’appunto argentino: tutti professionisti che eseguono ruoli importantissimi al Teatro Colòn di Buenos Aires. Teatri smisurati, con una capienza di oltre 1500 posti, costruiti in media negli anni ‘80 ma usati raramente per opere, con un’acustica che non favorisce il canto classico il quale non prevede l’uso dei microfoni.
Al termine dell’ultima recita, uno staff smontava le scenografie e riponeva trucchi e costumi in un bilico che partiva per il teatro successivo.
Le cose che mi hanno stupito?
In Italia si inizia puntualissimi un’Opera, al massimo con 2 minuti di ritardo; in tutti gli stati dove abbiamo portato “Barbiere” il ritardo minimo era di 30 minuti: per loro era cosa normale; come era cosa normale fare l’estrazione di un telefono cellulare Motorola (uno degli sponsor) tra il 1°e il 2° atto. Tutto questo, ci spiegavano gli organizzatori locali, per invogliare il pubblico a venire ad ascoltare l’opera, spettacolo da pochi anni introdotto nella cultura locale.
Trucco, parrucca e costumi locali non hanno nulla a che vedere con i nostri allestimenti; purtroppo la mancanza della professionalità, le basi per un trucco teatrale e l’utilizzo dei materiali non adeguati portavano alle volte a qualche difficoltà, ma anche questo fa parte del mio lavoro.
L’avventura in Centro America mi è servita soprattutto come esperienza umana e di collaborazione con gli altri colleghi; nelle normali messe in scena, il tempo di durata è di circa 20 giorni, le recite distribuite in un fine settimana e tutto finisce.
Due mesi sono molti, si collabora non solo sul palcoscenico ma si condividono anche i problemi quotidiani di un gruppo di persone lontane da casa.
Nel ringraziarvi per promulgare il mio impegno artistico, porgo un cordiale saluto.

da Castell’Alfero, 24 Marzo 2007



 


 


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