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Giuseppe Maria De Rolandis 21/1/2006

Giuseppe Maria De Rolandis
medico e scrittore (Castell'Alfero, 10 settembre 1793 - Torino, 15 febbraio 1848)

Discendente di una famiglia in cui la pratica clinica si trasmetteva da generazioni, Giuseppe Maria nacque il 10 settembre 1793 da Giovanni Antonio (fratello di Giovanni Battista, vedi mese di Maggio) e Rosa Bussolotti, conseguendo la laurea in medicina nel 1813, in piena occupazione francese.
Svolse il suo praticantato come medico di campagna nell'Astigiano a stretto contatto con l'esperienza paterna fino allo scoppio delle insurrezioni del 1821, quando venne nominato capitano della guardia nazionale.
A seguito dell'insuccesso dei moti rivoluzionari di Torino, la colonna degli insorti in fuga attraversò la città di Asti, ospite nell'albergo Reale a spese della municipalità.
Giuseppe Maria si unì alla colonna con il fratello Secondo Giovanni Antonio e pochi altri giovani astigiani.
Se nella fuga le alte protezioni arrisero a Giuseppe Maria non fu così per Secondo, sottotenente d'ordinanza, che condannato a morte in contumacia per un precedente episodio fu costretto ad un definitivo esilio fino alla morte causata da ferite mortali riportate in combattimento in Spagna.
Ritornato alla professione medica, De Rolandis si trasferì nel 1828 nella capitale, aiutato dai colleghi a formarsi una nuova clientela.
A Torino ebbe modo di pubblicare la prima di una serie di fatiche editoriali: Cenni medici statistici della città e provincia d'Asti (Torino, Alliana, 1828) che orientava definitivamente i suoi interessi verso la medicina sociale.
Interessi confermati da Brevi considerazioni mediche sopra Torino dedicati al padre (vedi riquadro) e da un'interessante saggio statistico sull'educazione, le abitudini e le malattie della popolazione femminile torinese (Le Torinesi, Torino, Alliana, 1829), non trascurando la ripresa del periodico Repertorio Medico-Chirurgico del Piemonte, inoperoso da una decina d'anni, di cui divenne proprietario e direttore.
In una Torino monotona e compassata, seppur bella, regolare e attiva, la cui popolazione contava circa 130 mila abitanti con una vita media di 33 anni, De Rolandis continuò ad operare generosamente verso le classi meno abbienti seguendo una vocazione già sperimentata.
Aderì ad una società di Istruzione medica e si adoperò per la creazione di una società medica, idea che riuscì a concretizzare nel 1842 con la fondazione della Regia Accademia Medico-Chirurgica Torinese, ancor oggi operante.
All'espansione europea di una violentissima epidemia di colera, fu indirizzato dal Municipio torinese a Parigi insieme ad altri clinici per studiare la terribile virulenza del fenomeno che fece circa 100.000 vittime in Francia, di cui ben 20.000 nella capitale.
L'esito di queste osservazioni e soprattutto la sua esperienza diretta negli "uffizi di soccorso" parigini stabiliti nei giorni dell'epidemia, furono scrupolosamente riportati in Memoria sul cholera-morbus di Parigi pubblicata sul Repertorio Medico-Chirurgico nel 1832.

Da Parigi De Rolandis tornò professionalmente e umanamente arricchito: venne a contatto con le teorie sul pauperismo aderenti alle sue più naturali inclinazioni e si iscrisse alla Società frenologica parigina i cui orientamenti applicò - primo in Italia - negli studi sui delinquenti, antesignano delle teorie lombrosiane.
Liberale e progressista, a contatto con gli esponenti di spicco del partito democratico e impegnato nella battaglia per la riforma delle strutture sanitarie, De Rolandis proseguì nella sua azione filantropica, di studio e divulgazione scientifica ricevendo la medaglia d'oro del Governo francese nel 1832, quella del Governo piemontese nel 1836,1a benemerenza di "Medico d'onore" dalla Città di Torino e il titolo di Cavaliere Mauriziano.

Fu Ispettore e Direttore del Regio Ricovero di Mendicità con tale zelo da meritare l'appellativo di "padre dei poveri" e da questa esperienza tracciò in Lettera sul mendicantismo la proposta di riduzione di una piaga sociale diffusissima.
Fondatore (1839) e Direttore della "Società mutua medica di soccorso" si distinse per la lotta contro il vaiolo e il colera negli Stati piemontesi, ovunque richiesto.

Nel 1839 raccolse i frutti di quindici anni di pazienti ricerche bibliografiche pubblicando Notizie sugli scrittori astigiani (Asti, Garbiglia), ricchissimo repertorio biografico di illustri personaggi della vita culturale astigiana di tutti i tempi.
L'opera fu dedicata al marchese Cesare Alfieri di Sostegno, cugino di Vittorio Alfieri, dotto bibliofilo e possessore di una ricchissima biblioteca, quasi certamente finanziatore dell'impresa editoriale.
Nel 1847 De Rolandis aderì con altri liberali piemontesi e romani (tra questi Cesare Balbo, Roberto d'Azeglio, Carlo Alfieri di Sostegno, Silvio Pellico, Angelo Brofferio) a un appello promosso dal "direttore ed estensore-capo" Camillo Cavour, rivolto al Re delle Due Sicilie.
L'appello, riprodotto dalla stampa liberale e consegnato al Re Ferdinando II il 31 dicembre del 1847, esortava il sovrano borbonico ad adottare le riforme politiche già operanti in altri Stati italiani. Era la vigilia della firma dello Statuto Albertino.
Per pochi giorni, il liberale e progressista De Rolandis non ebbe modo di vedere realizzati alcuni degli ideali perseguiti per tutta una vita.
Infatti il 4 marzo 1848 Carlo Alberto di Savoia concesse lo Statuto, che sarebbe diventato Costituzione del Regno d'Italia. in vigore fino alla proclamazione della nuova Costituzione repubblicana nel 1948. Giuseppe Maria si spense infatti a Torino il 15 febbraio 1848 lasciando la moglie, Luisa Alessio, che gli sopravviverà fino al 1864.


Gli stretti rapporti di De Rolandis con la famiglia sono testimoniati dall'affettuosa dedica al padre, anch'egli medico, dell'opera "Brevi considerazioni mediche sopra Torino":

A GIOVANNI ANTONIO DE ROLANDIS
DA CASTELL'ALFIERI ASTESE
BENEMERITO INFATICABIL CLINICO
OTTIMO CITTADINO PADRE TENERO
COTESTE EFFIMERE MEDICHE LINEE
SULL'AUGUSTA DEI TAURINI
RICONOSCENTE OFFERIVA
IL FIGLIO SUO PROMOGENITO
NEL DECEMBRE MDCCCXXVIII


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testi tratti dal Calendario Comunale di Castell'Alfero 2005



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