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Gianduja, la maschera piemontese 21/1/2006

La maschera principale piemontese è nata nel 1808 a Callianetto dalla creatività di Giambattista Sales, torinese, e di Gioachino Bellone di Racconigi.
Nella frazione di Castell'Alfero si può visitare il "Ciabot 'd Gianduja", simbolica casa natale della maschera.

L'antenato di Gianduja fu Gironi, altro personaggio popolare piemontese già noto nel 1630, con cui aveva molte cose in comune, sia caratteriali che estetiche.
Negli ultimi anni del '700 questo Gironi veniva regolarmente rappresentato durante gli spettacoli del famoso marionettaro torinese Umberto Biancamano, meglio conosciuto come Giôanin d'ij ôsei.
Fu appunto a Torino che il giovane Sales seguì con assiduità gli spettacoli dei burattini del Biancamano, sino ad iniziare a dar egli stesso recite nel cortile di casa sua per i conoscenti.
Ma le sue ambizioni erano altre: andare in provincia con uno spettacolo ambulante, senza la concorrenza del suo "maestro".
Trovò nell'amico Bellone un aiuto economico per attrezzarsi di marionette e di un teatrino ambulante, e con lui diede vita al personaggio di Gerolamo.
Il loro spettacolo fu portato in giro per tutto il Piemonte sino ad arrivare infine a Genova dove si stabilirono ed ebbero un notevole successo.
Ma poi iniziarono per i due burattinai i problemi perché l'allora doge di Genova era Gerolamo Durazzo, il quale non prese bene la propria omonimia col burattino irriverente e fece espellere dal territorio genovese Sales e Bellone per il reato di lesa maestà.
Tornati a Torino si attrezzarono di un teatrino permanente, dove entrava sempre in scena l'arguto ed ironico  Gerolamo. Poco tempo dopo furono fatti arrestare dal Vicario di Torino, nuovamente con la accusa di lesa maestà, stavolta nella persona del fratello minore di Napoleone Bonaparte, re Gerolamo di Westfalia.
Dopo un periodo di prigionia furono liberati, ma il teatrino fu chiuso ed i due messi al bando.
Fu così che Sales e Bellone giunsero a Callianetto, forse per trovar rifugio in quel paese che a quei tempi era attorniato da fitti boschi.
Nelle osterie del luogo si esibiva Sales, mascherato egli stesso con tricorno, codino e dotato parlantina beffeggiante; la caratteristica di avere sempre con sè la dôja, un boccale di terracotta per bere il vino lo fece soprannominare "Giôan d'la dôja", appellativo che presto fu condensato in Gianduja.
La simpatia, l'astuzia e l'ironia del personaggio lo fecero ben presto divenire famoso in tutto il Piemonte, sino a divenirne l'emblema.

Gianduja ha un viso tondo e gaio e la capigliatura raccolta in un codino girato all'insù con fiocco rosso; il cappello a tricorno, il vestito è composto da una giubba color marrone bordata di rosso, il panciotto è giallo, i pantaloni verdi e lunghi sino al ginocchio, le calze sono rosse e le scarpe hanno una fibbia in ottone.
Il carattere della maschera rispecchia un po' il popolo piemontese: è conservatore, di umore sempre allegro, scaltro anche se all'apparenza rozzo ed ingenuo, un galantuomo che ama il buon vino e la buona tavola
La sua compagna è Giacometta, vestita con un abito rosso ed un grembiule bianco, un foulard verde al collo, un cappello legato con un nastro rosso, calze nere e scarpe chiare.

Per merito della "Famija Turineisa"  e della "Associassion Piemontèisa" si continua a tenere viva la tradizione, con la nomina di un Gianduja ufficiale che faccia da testimonial in varie manifestazioni.

Nei giorni di Carnevale Gianduja e Giacometta fanno la loro apparizione in varie località, dove si presentano su carrozze o carri, non come originariamente su asinelli, dove vanno a testimoniare l'allegria che li contraddistingue; spesso fanno visite ad ospedali, case di riposo e scuole portando il loro gaio saluto ai loro ospiti. 

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Bibliografia:
-  GEC - Gianduja nella storia  nella satira - 1966



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