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Il finanziere Attilio Martinetto, un eroe sconosciuto 16/8/2008

Attilio Martinetto nacque il 1° febbraio 1922 a Castell’Alfero di Asti in una famiglia di ferventi cattolici, che lo indirizzarono agli studi presso il collegio salesiano di Penango, ove crebbe circondato dalla stima e dalla considerazione dei suoi insegnanti e dei compagni.
Si arruolò nella Guardia di finanza il 14 dicembre 1940 e dopo aver frequentato il corso di istruzione fu assegnato al X battaglione mobilitato di stanza in Slovenia.
Il finanziere Attilio Martinetto era giunto a Lubiana il 10 maggio 1941 con un treno partito dal centro di mobilitazione della legione di Milano e fu adibito, con i commilitoni, al controllo doganale del confine della provincia (la Slovenia era stata annessa dopo l’invasione della Jugoslavia dell’aprile 1941 da parte delle forze dell’Asse ed era entrata a far parte del Regno d’Italia con il nome di provincia di Lubiana). Prestò poi servizio a Longatico e Lubiana.
Il X battaglione aveva alimentato la costituzione di dieci tra sezioni e posti doganali e del nucleo di polizia tributaria del capoluogo.
Durante la lunga permanenza del battaglione in Slovenia era sorto, sempre più agguerrito, un movimento di resistenza nazionale, che via via si era sempre meglio organizzato e si era manifestato sotto forma di estesa guerriglia contro gli occupanti.
I partigiani attaccavano presidi isolati e colonne di rifornimento, effettuavano attentati e sabotaggi, ai quali gli italiani e i tedeschi rispondevano con rastrellamenti, rappresaglie contro le popolazioni civili ed incendi di casolari e villaggi.
Con l’andar del tempo la spirale dell’odio aveva portato ad una guerra senza quartiere, durante la quale anche i prigionieri, da una parte e dall’altra, venivano passati per le armi.
Il finanziere Martinetto si era trovato coinvolto in questa situazione, ma il suo animo di italiano sensibile e di credente lo portava ad amare riflessioni sulla crudeltà della guerra e sulla superiorità morale di chi combatteva per una causa giusta.
Le sue esperienze in Slovenia gli serviranno per una coraggiosa scelta di campo quando, dopo l’armistizio, si troverà nella Patria invasa e apparentemente senza futuro.
L’8 settembre 1943 fu una tragedia per tutti gli italiani, ma in particolar modo per gli appartenenti alle Forze Armate nei vari territori occupati, quasi tutti catturati dai tedeschi talvolta nel corso di sanguinosi combattimenti ed internati in Germania.
Il X battaglione mobilitato della Guardia di finanza fu uno dei pochi reparti a salvarsi. Con una lunga marcia attraverso territori e popolazioni ostili, i finanzieri giunsero a Trieste ove il comandante della legione, colonnello Marini, riuscì a far entrare clandestinamente i finanzieri nelle caserme della città, avviandoli successivamente al loro centro di mobilitazione di Milano, da dove furono poi inviati in licenza in attesa di disposizioni. (notizia tratta da P.Paolo Meccariello, “La Guardia di finanza nella 2^ guerra mondiale”, Museo Storico della G. di F., Roma 1992, pag. 389)
Dopo la scioglimento del X battaglione mobilitato il finanziere Martinetto raggiunse la sua abitazione di Castell’Alfero, portando con se un collega, che in seguito ospitò.
Il 20 settembre 1943, quando nel suo paese sorse il Comitato di liberazione nazionale egli fu tra i primi ad aderirvi, partecipando alla riunione di costituzione assieme ai suoi fratelli e vi assunse un ruolo di rilievo. (notizia tratta da “Il popolo Nuovo”, quotidiano di Cuneo, 30 giugno 1945, pag. 2)
Nell’ottobre passò in clandestinità ed entrò a far parte della 6^ Divisione partigiana Alpi, comandata dal colonnello G. Battista Toselli -nome di battaglia Otello- che operava nel Monferrato e nel novembre, assieme ad un compagno, si portò nelle valli del cuneese ove con un’ardita azione si impossessò di un automezzo tedesco carico di armi e munizioni.
Alcuni giorni dopo incappò in un posto di blocco delle Brigate Nere e dovette fingere, assieme al compagno, di aderire all’ideologia fascista richiedendo di entrare a far parte delle Forze Armate delle R.S.I.
Ebbe salva la vita e fu messo in libertà in attesa dell’incorporazione nella polizia fascista. Si premurò subito di prendere contatto con il colonnello Toselli che lo incoraggiò e lo consigliò di arruolarsi nelle Brigate Nere per avere un infiltrato nelle file nemiche.
Il Martinetto, per le sue doti di intelligenza e cultura e per aver dimostrato buona padronanza nello scrivere, riuscì a farsi scegliere quale segretario personale del federale di Cuneo, Dino Ronza e si trovò in una situazione privilegiata per conoscere in anticipo l’attività repressiva della Resistenza svolta dalle autorità fasciste della zona.
Nell’inverno e nella primavera tra il 1943 ed 1944 tenne costantemente informato di quanto avveniva a Cuneo il Comando partigiano e svolse propaganda per far affluire alle formazioni di montagna i giovani che eludevano la chiamata alle armi della Repubblica Sociale, nonché fornì preziose informazioni per sottrarre gli appartenenti alla Resistenza alle puntate in forze dei fascisti.
Nel marzo 1944 salì in Val Pesio, al comando della 3^ divisione partigiana Alpi,comandata dall’avvocato Dino Giocosa, dichiarando di essere stato inviato in missione spionistica dall’ufficio politico investigativo (U.P.I.) dalla questura di Cuneo, ma di essere occultamente al servizio della Resistenza.
I partigiani erano diffidenti, e sottoposero il finanziere ad un interrogatorio usando maniere molto brusche: egli riuscì, però, a convincere tutti della sua buona fede e subito fu arruolato nei servizi segreti della Resistenza (Servizio X) assumendo il nome di battaglia Timo. (notizia tratta da ASMGF, fondo gen. Oliva, fascicolo 695/3)
Innumerevoli furono i determinanti servizi che rese alle forze della Resistenza.
All’inizio della sua attività di infiltrato, segnalò al colonnello Toselli, che si trovava a Vinadio, che dalla federazione fascista di Cuneo erano stati distaccati due emissari dell’U.P.I. che avevano il compito di raggiungerlo e sopprimerlo.
Infatti, due giorni dopo giunsero al Comando della Divisione due studenti di Asti che chiedevano di essere arruolati nella formazione.
Interrogati e messi alle strette, finirono per confessare la loro vera identità ed i loro propositi.
A fine gennaio 1944, cade nelle mani dell’U.P.I. la figlia del colonnello Toselli, che fungeva da staffetta. Informato della cattura, il finanziere Martinetto si recò immediatamente all’albergo Superga, sede dell’U.P.I. e fingendosi comandato di servizio, diede il cambio ad un piantone, riuscendo ad avvicinare la ragazza. Fattale coraggio, la istruì rapidamente sulle risposte che avrebbe dovuto fornire durante l’interrogatorio, dal momento che i fascisti non sapevano dove si trovava il padre.
L’indomani essa venne interrogata a più riprese dal prefetto e dal questore di Cuneo che, ritenutola in buona fede, la lasciarono in libertà.
Nell’estate 1944 la 3^ divisione partigiana riuscì a pubblicare, in clandestinità, un periodico, “Rinascita d’Italia” nel quale da un lato s’indottrinavano i partigiani combattenti ed i simpatizzanti non in clandestinità, e dall’altro si schernivano i fascisti di Cuneo.
Il federale Ronza, infastidito dalle punzecchiature, ritenne di rispondere per le rime sul settimanale della federazione “Piemonte Repubblicano”, ma il Martinetto riuscì a copiare il testo delle repliche e farlo pervenire ai partigiani, che così potevano regolarsi nei toni da tenere nella polemica. (notizia tratta da G.Giaccardi “Le formazioni R nella lotta di liberazione”, l’Arciere, Cuneo, 1980, pag. 143)
L’operazione di maggior rilievo svolta dal finanziere nella sua veste di agente del Servizio X furono le informazioni che egli inviò alla 3^ divisione Alpi con il foglio nr. 99 extra del 22 ottobre 1944.
Egli comunicò che era partito da Cuneo e Torino un reparto composto da 500 militi della R.S.I. con tre carri armati, un’autoblinda, tre mortai ed undici armi automatiche pesanti, con l’intenzione di concentrarsi attorno a Bra alle 11 dello stesso giorno per attaccare alle ore 14 le difese esterne dei partigiani che avevano occupato all’inizio di ottobre 1944 Alba, creandovi una repubblica autonoma.
Il giorno successivo sarebbe stato sferrato l’attacco alla città con tre colonne di cui forniva la direzione di attacco e la consistenza.
Il Martinetto indicò anche la parola d’ordine del primo e del secondo giorno, i centri di alimentazione logistica e diede contezza dell’ordine del Comandante dell’operazione di passare per le armi immediatamente tutti coloro che fossero stati sorpresi armati.
Grazie a queste informazioni l’attacco alla città di Alba fallì, per cui i repubblicani dovettero ritirarsi in attesa di rinforzi per rinnovare l’operazione all’inizio del mese successivo.
L’attività informativa del finanziere infiltrato non si limitava alle notizie di interesse militare, ma anche a quelle sulla situazione politica.
In particolare, egli informava il comando partigiano sugli avvenimenti negli ambienti fascisti, sul modo di neutralizzare le infiltrazioni degli agenti avversari, sull’imminente pericolo che correvano persone ed organizzazioni operanti in clandestinità. (notizia tratta da G.Giaccardi “Le formazioni R nella lotta di liberazione”, l’Arciere, Cuneo, 1980, pag. 120-121)
Quando, nel novembre 1944, le Brigate Nere attaccarono in forze Alba, riprendendone il controllo, il Martinetto comunicò regolarmente i piani di attacco al comando della divisione in Val Pesio, che li trasmise al comando delle Langhe prima di ogni combattimento e trattò, inoltre, lo scambio dei prigionieri, accompagnandoli salvi tra le file dei partigiani.
Il 25 novembre 1944 un documento sequestrato presso il recapito del partigiano Ettore Garelli, rese edotti i fascisti dell’attività del finanziere. Furono entrambi imprigionati nelle carceri politiche di Cuneo. I due, nella sola notte che Garelli trascorse in cattività prima di essere giustiziato, si incontrarono per breve tempo.
A notte alta, quando dormivano anche i carcerieri, il Martinetto, che i fascisti ancora dubbiosi non avevano rinchiuso con il catenaccio, si abboccò con il compagno per formulare una linea difensiva comune.
Fu interrogato per primo il Garelli e la deposizione che fornì fu identica a quella del finanziere, ma il primo non tornò più in carcere. Lo stesso giorno fu fucilato sul piazzale della stazione di Cuneo.
Martinetto continuò la sua vita in carcere, sospettato ma non ancora condannato. Cercò la fuga e ci riuscì.
Salì sul treno per Briga che aveva preso assieme alla giovane moglie che lo aveva aiutato, per raggiungere le formazioni partigiane delle montagne, ma vista arrestare la consorte, si fece avanti dichiarandosi lui solo responsabile dei contatti con i partigiani, affinché Anna Maria Comandù di soli 17 anni -questo era il nome della sua sposa- potesse riconquistare la libertà.
Da quel giorno, era il 9 dicembre 1944, il finanziere non ebbe più scampo. Rivide la moglie, prigioniera anch’essa, soltanto il giorno di Natale. Era il loro primo Natale assieme e fu anche l’ultimo.
Sotto gli sguardi dei carcerieri parlavano cercando di confortarsi a vicenda, facendo riferimento alla loro intensissima fede in Dio. Martinetto rievocò l’aiuto che aveva dato al parroco di S. Chiaffredo di Busca, che aveva creduto di salvare dalle rappresaglie nazifasciste, sperando che la vittoria della Resistenza e l’aiuto dell’Altissimo riuscissero a trarli da quella tragica situazione.
Ben presto però il finanziere si rese conto che non aveva speranza di salvarsi.
Fu fucilato a 23 anni sul retro del cimitero di Cuneo assieme ad altri partigiani alle 8 del 25 aprile 1945, quando la Resistenza e gli anglo-americani sommergevano ogni residua difesa nazifascista.
Fu l’ultimo crudele sussulto del fascismo morente.
Il finanziere Martinetto, prima che gli legassero le mani, incise sull’albero contro cui fu fucilato, una croce.
Sua moglie e sua madre si recarono in pellegrinaggio sul luogo del supplizio alcuni mesi dopo e sul pioppo videro spiccare nella corteccia bianca, una croce.
Anche il finanziere Attilio Martinetto, come gran parte dei suoi colleghi che avevano dato determinante apporto alla Resistenza, non ebbe riconoscimenti ufficiali per il suo eroismo.
Di lui restano alcune struggenti lettere alla moglie ed ai familiari inviate nei giorni precedenti all’esecuzione e pubblicate sul bollettino parrocchiale di Castell’Alfero nel numero di giugno 194544 e nel libro “Lettere di condannati a morte della Resistenza”. (notizia tratta da A.S.M.G.F. fondo gen. Oliva, fascicolo 695/3)
Quale omaggio alla sua memoria riporto l’ultima lettera, scritta alla moglie alle 24 del 24 aprile 1945 e con un’ultima annotazione alle 7:30, mezz’ora prima della fucilazione:


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Amore mio diletto,
è mezzanotte e ancora stiamo chiacchierando allegramente. Siamo tutti cinque assieme e si scherza quasi allegramente. Come già ti ho detto è stato qui Don Monge a cui ho consegnato il portafogli e gli indumenti, Don Oggero, parroco di S. Ambrogio (Cappellano delle Carceri) e Don Panori. Ci siamo confessati e speriamo quest’ultimo ci porti ancora la Comunione domattina.
Anna Maria cara, forse tu piangerai a leggere questa mia. Se piangi per te, il tuo avvenire troncato, passi, lo comprendo, ma se piangi per me, no! Ti sbagli. Anna Maria, nella tua ultima mi esortavi ad avere fede in Dio; non credi quanto mi senta vicino a Lui in questi momenti! La morte? Eterno spauracchio di noi mortali! Spauracchio? Si, ma per la materia, che m’importa! La materia? E cosa può la materia?
Quante volte nei momenti felici ho pensato ad un momento simile! Ricordavo di aver letto proprio stasera L’ultimo giorno di un condannato di Victor Hugo, che forse si trova ancora a Faione tra i miei libri.
Tante volte basandomi su esso ho pensato un momento di morire. Quanto ero sciocco!! Solo ora comprendo. Sai Anna Maria cosa rimane all’ultimo di tutto? Solo quello che è santo e puro della vita. L’affetto dei genitori (in essi tua madre), l’affetto di quanti mi vollero bene e che ora avvalori sotto un’altra luce; la luce che ti proviene dall’affetto per Dio.
Amore mio, ti ho sempre amata tanto, tu lo sai, ora ti amo più che mai perché ora maggiormente si accostano i due amori, per te e per Dio.
Anna Maria, forse mi dirai che potevo ben dirti altre parole di maggior conforto, lo so, ma quale conforto può essere maggiore per te se non il sapere con quanta serenità tuo marito si prepara a vedere Dio.
Sono solo contento che Dio ha avuto pietà di me e ancora all’ultimo momento mi ha mandato un sacerdote. Anna Maria sapessi mai cos’è la vita vista della soglia dell’eternità, quale miseria, te lo posso ben dire io con quale orrore si guarda al nostro passato! Se non fosse quella stessa fede che ci fa provare simile orrore, a sostenerci, che si farebbe mai? La fede ci fa provare orrore, ma nell’istante stesso, ci dice che Dio è infinitamente grande.
E allora si implora la sua misericordia.
Quando realmente hai provato la sensazione della sua misericordia e l’hai provata con maggiore fede delle altre volte, perché sai che è l’ultima volta che Dio ti dice: “Ego te absolvo”, ecco che ti guardi sicuro davanti a te e non temi più! Sono sicuro che tu e mamma alle 7 pregherete quasi certamente per me, per il mio ritorno, rassegnatevi al volere di Dio, io a quell’ora penserò a voi che pregherete per me e morirò sereno.
Amore mio, dal portafogli ho trattenuto la tua fotografia e quell’immagine in cartapecora che mi desti quando eri anche tu in carcere.
Le ho nella tasca interna della giacca, sul cuore, saranno simbolo dell’ immenso affetto per te, che mi porto nella tomba. Al dito la fede, la porto con me come ricordo di quella fede promessati quasi un anno fa e che mai ho tradito.
Anche tu conservami nel cuore e soprattutto nell’anima.
Prega, prega, prega tanto per me, non dubitare che io pregherò tanto per te, perché Dio ti conceda quella felicità che purtroppo io non ti ho potuto dare. Vedi che io sono sereno, spero di esserlo anche tra poco davanti ai miei carnefici, sii forte anche tu nel tuo dolore e rendi forti anche i nostri genitori.
Domani forse conoscerò anche tuo papà.
Se Dio mi vorrà con Lui, con tuo papà veglierò su te. Non ti dico addio… perché come già ti ho detto fra noi non vi è addio, resta e sii la consolazione dei nostri genitori, specie di tua mamma che è sola e poi… arrivederci, il tuo 
Attilio 

Sono le 6 del mattino. Aspettiamo la Comunione. Sono calmo e ti bacio di tutto cuore.
Tuo
Attilio

 


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Testo del Generale Luciano Luciani tratto dagli Atti del Convegno “La Guardia di Finanza nella Resistenza nella Liberazione di Milano” svoltosi a Milano il 26 aprile 2005

Foto tratta dal Calendario Comunale di Castell'Alfero 2005



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