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Martinetto Attilio 16/8/2008

Attilio Martinetto
partigiano (Castell'Alfero, 1 febbraio 1922 - Cuneo, 25 aprile 1945)

Attilio Martinetto nacque a Castell'Alfero il 1° febbraio 1922 da famiglia contadina, quarto di cinque figli.
Allo scoppio dell'ultima guerra venne chiamato nelle file della Guardia di Finanza, impegnato sul fronte jugoslavo come allievo sottotenente.
L'armistizio dell'8 settembre 1943 lo sorprende a Lubiana; rimasto senza comando rientrò in patria raggiungendo Castell'Alfero ove partecipò alla costituzione del locale Gruppo di Resistenza.
Alle dipendenze del comandante Giovanni Toselli "Otello" nella VI^ Divisione Autonoma Alpina "Asti", venne da questi incaricato di arruolarsi nelle file della Repubblica Sociale infiltrandosi nell'U.P.I. (il controspionaggio fascista) alle dirette dipendenze del Federale di Cuneo Dino Ronza, investito di grande responsabilità e pericolo.
Con il nome di "Timo" agì quale agente del Servizio X, la rete partigiana di spionaggio ideata nel gennaio '44 da Dino Giacosa e Aldo Sacchetti.
Distinguendosi per una preziosissima attività informativa politico-militare e di collegamento fra i comandi partigiani di varie regioni.
Tra queste attività si ricordano il trafugamento del piano di riconquista di Alba, l'anticipazione dei rastrellamenti dell'aprile '44 nella Valle Pesio, lo scambio e la liberazione di prigionieri, l'ospitalità verso partigiani ricercati, analogamente a quanto faceva la sua famiglia nel nostro paese, ove nascose temporaneamente, tra gli altri, il maggiore sudafricano Adrian Hope nella locale cascina Faione.
Arrestato il 25 novembre 1944, a seguito del ritrovamento di documenti rivelatori della sua doppia identità, riuscì ad evadere ma venne ripreso durante la fuga in treno con la giovane moglie Anna Maria Comandù , staffetta partigiana, e rinchiuso nel carcere di Cuneo.
Tenendo sempre in scacco gli inquisitori sul suo vero ruolo, venne fucilato con quattro compagni, senza alcun processo, da un plotone di Brigate Nere nel vecchio cimitero "Gessi" di Cuneo, il mattino del 25 aprile 1945, giorno della Liberazione.
Come ebbe a scrivere Dino Giacosa nel giugno '45: "Attilio servì in maniera perfetta. Abilissimo, riuscì a diventare persona di fiducia del Federale comunicando fedelmente tutte le notizie possibili, dandone una serie di talmente preziose che saranno oggetto di importante esame ancora in seguito, in sede storica e giudiziaria. Già invitato a raggiungere la montagna perché sospettato, volle ancora rimanere per completare l'opera prevista".
Alcune sue lettere, scritte nelle ultime ore prima dell'esecuzione, attestano una notorietà assunta involontariamente.
La loro densità e le espressioni di profonda umanità e fede, toccanti per il perdono offerto ai propri carnefici, sono una sfida all'oscurità dei tempi da cui sono scaturite, di pace e testimonianza di una libertà sgorgata dal sacrificio.
Sono state pubblicate in Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi, 1952) e più recentemente commentate in Nuovi martiri (Ed. San Paolo, 2000).
Diversi volumi sono stati inoltre dedicati alle vicende partigiane di cui Martinetto è stato protagonista e nei quali è ancora oggi possibile leggere il suo coraggio.

 



Dalle ultime lettere alla moglie 
"24.4.45, ore 18. Amore mio diletto, promettimi di essere forte! Lo fosti sempre, siilo anche in questo momento doloroso del distacco. (...) Non dubitare, nella tua ultima mi hai detto di sapere che non ho bisogno di essere consolato, è vero, non voglio che tu dubiti menomamente di me. Conosci la mia calligrafia, giudica da essa. (...) So quella che mi attende domattina, ma sono forte per il vostro ricordo, so che pregherete per me, per parte mia offro il mio sacrificio a Dio per la felicità di voi tutti, in particolare di te o Anna Maria cara, perdonando ai miei carnefici che mi portano alla morte con le sole prove che hanno voluto raccogliere. (...)".
"24.4.45, ore 24 circa. Dall'U.P.I. Amore mio diletto, è mezzanotte ancora stiamo chiacchierando allegramente. (...) Anna Maria, forse mi dirai che potevo ben dirti altre parole di maggior conforto, lo so, ma quale conforto può essere maggiore per te, se non il sapere con quanta serenità tuo marito si prepara a veder Dio. (...) Vedi che io sono sereno, spero di esserlo anche tra poco davanti ai miei carnefici, sii forte anche tu nel tuo dolore e rendi forti anche i nostri genitori. (...) Non ti dico addio... perché come già ti ho detto fra noi non vi è addio, resta e sii la consolazione dei nostri genitori, specie di tua madre che è sola e poi... arrivederci. Il tuo Attilio. Sono te 6 del mattino. Aspettiamo la Comunione. Sono calmo e ti bacio di tutto cuore
."

Foglio notizie del partigiano Martinetto
Presentatosi spontaneamente a questo servizio per essere impiegato come Agente Partigiano presso la Federazione Fascista, servì in maniera perfetta.
Abilissimo, riuscì a diventare persona di fiducia del federale di Cuneo, e dal suo posto comunicò fedelmente tutte le notizie possibili, dandone una serie di talmente preziose che saranno oggetto di importante esame ancora in seguito, in sede storica e giudiziaria.
Fu brillantissimo e molto efficace; obbedì sempre e rischiò moltissimo, fino a quando verso la fine della guerra, mentre già invitato dal sottoscritto a raggiungere la montagna perché sospettato, volle ancora rimanere per completare la sua opera prevista colla eliminazione del Federale, opera fattibilissima nelle condizioni in cui era posto; ma fatalità volle che mentre curava tale impresa venisse scoperta la sua attività in documenti sequestrati altrove, per cui completamente smascherato si batté ancora come un leone per non darla vinta ai suoi pseudo compagni; li giucò ancora a lungo, riuscì a fuggire ma venne immediatamente ripreso; resistette ancora, fece ancora ogni tentativo, e tenne fino alla fine in iscacco l'inquisizione.
Quasi alla.vigilia della liberazione i fascisti lo assassinarono senza avere avuto la soddisfazione di vederlo piegare. 

Il Capo del Servizio X  -  Dottor Giocondo Giacosa = Dino
Il Comandante  -  Capitano Piero Cosa

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testi di Claudio Di Lascio e fotografia tratti dal Calendario Comunale di Castell'Alfero 2005



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