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La riforma del Welfare del 21.12.2007 29/12/2007

La riforma del Welfare è stata definitivamente approvata dal Governo venerdì 21 dicembre 2007 con il disegno di legge contenente le «Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale».

Nel file PDF allegato vi è un opuscolo di 32 pagine elaborato da Il Sole 24 ore in cui sono contenute:
- Le disposizioni che traducono in legge il Protocollo su pensioni e lavoro siglato il 23 luglio 2007 dal Governo e dalle parti sociali.
- La guida ai contenuti del disegno di legge comma per comma.
- Un glossario per comprendere i termini tecnici più ricorrenti.


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Il ruolino di marcia per rendere legge il protocollo sul Welfare tra Governo e parti sociali è stato rispettato, con l’aiuto e la blindatura del voto di fiducia.
L’opera di mediazione per mantenere il difficile equilibrio tra quanto concordato il 23 luglio e le sensibilità all’interno della maggioranza ha, dunque, centrato l’obiettivo.
Dal 1˚ gennaio entrerà in vigore una nuova riforma delle pensioni, per accompagnare l’uscita di scena del generoso sistema di calcolo retributivo. I nuovi requisiti per le pensioni di anzianità saranno innalzati, sì gradualmente, rispetto alla legge Maroni, la 243 del 2004.
Ma, nel 2013, si andrà in pensione non solo con 61 e 62 anni di età (rispettivamente per i dipendenti e per gli autonomi)masi dovranno anche avere 36 anni di contributi (al posto del minimodi 35). Certo, dal 1˚ gennaio non ci sarà lo choc di doversi presentare allo sportello previdenziale con 60 anni (61 per gli autonomi), ma da luglio 2009 la riforma del Welfare introduce le quote, mix di requisiti tra età e versamenti. Il meccanismo tende a recuperare con l’anzianità contributiva le condizioni meno restrittive, rispetto alla Maroni, per quanto riguarda l’anagrafe.
Una parte della partita, comunque,si gioca sui lavori usuranti: nel testo approvato non si fa più riferimento al plafond di 5 mila uscite l’anno, anche se la platea è condizionata dai fondi a disposizione (è considerato lavoratore notturno, in assenza di una disciplina collettiva chi svolga lavoro notturno per un minimo di 80 giorni l’anno).
D’altra parte, dal 2008 saranno introdotte quattro "finestre" per il pensionamento di vecchiaia.
Ma c’è anche un miglioramento delle condizioni per chi va a riposo con 40 anni di contributi, a prescindere dall’età. Con la riforma Maroni le decorrenze fisse sarebbero state ridotte a due.
A fare da contraltare a queste misure finalizzate a migliorare il bilancio previdenziale ci sono gli interventi sulla totalizzazione: la promessa è quella di arrivare alla possibilità di sommare gratuitamente tutti gli spezzoni contributivi sparsi in più gestioni. In attesa di trovare le risorse, dal 1˚ gennaio è consentito cumulare i segmenti di almeno tre anni (e non più sei). Per altro, la legge attua in modo parziale il Protocollo, che stabilisce «per i giovani che sono nel sistema contributivo» il superamento «delle previsioni che limitano la possibilità di cumulare i versamenti contributivi sia per il conseguimento del requisito di accesso al pensionamento sia per l’ammontare della pensione».
Favorevole ai giovani è la nuova formulazione del riscatto di laurea, che è ammesso anche per chi non ha ancora iniziato l’attività lavorativa. Il contributo, tra l’altro, è detraibile anche dai soggetti di cui l’interessato risulta a carico.
Ricca anche la parte giuslavoristica.
Il capitolo più importante è costituito dal lavoro a termine, che è stato più volte limato. Rispetto al Protocollo, superati i 36 mesi tra proroghe e rinnovi, è possibile un solo rinnovo presso la direzione provinciale del Lavoro, con l’assistenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, cui il lavoratore abbia conferito, per iscritto il mandato. Viene dunque a cadere, rispetto all’Accordo del 23 luglio, la previsione di «successivi rinnovi», in quanto è stabilita una sola ulteriore possibilità. E, ancora, la legge ricomprende nella durata spartiacque di 36 mesi anche le eventuali pause tra un contratto e l’altro. I vincoli, tuttavia, non valgono per le attività stagionali e per quelle «che saranno individuate dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi».
La riforma regola anche il periodo transitorio: i contratti in corso al 1˚ gennaio continuano fino al termine previsto, anche in deroga al limite di 36 mesi. In ogni caso, il periodo di lavoro già effettuato alla data del 1˚ gennaio rientra nel computo dei 36 mesi.
Il lavoro a chiamata continuerà a poter essere utilizzato nei settori del turismo e dello spettacolo, mentre la somministrazione a tempo indeterminato è stata abolita, senza passare attraverso le determinazioni del tavolo di confronto tra le parti sociali.
Quanto al part time, la legge rispecchia la volontà del Protocollo di affidare ai contratti collettivi la disciplina delle clausole elastiche relative alla variazione in aumento della durata delle prestazioni. Sale a cinque giorni lavorativi il preavviso in favore del lavoratore in caso di utilizzo da parte del datore di lavoro delle clausole flessibili (variazione della collocazione temporale delle prestazioni). È stabilito un diritto di precedenza e il Governo è delegato a prevedere aumenti contributivi in caso di part time inferiore alle 12 ore settimanali.
Con la legge il Governo riceve, inoltre, la delega per la riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per l’impiego, degli incentivi all’occupazione e dell’apprendistato. In particolare, per quest’ultima disciplina si punta a superare le difficoltà collegate alla competenza concorrente tra Stato e Regioni. I principi-guida saranno il rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva, l’individuazione di standard nazionali di qualità della formazione in relazione a profili, percorsi e certificazioni delle competenze.
Per l’apprendistato professionalizzante dovranno essere definiti livelli essenziali delle prestazioni.
Il programma dei prossimi mesi è, dunque, densissimo: a partire dal tavolo con le parti sociali per la riforma della contrattazione. Intanto, dal 1˚ gennaio è cancellato il contributo aggiuntivo sullo straordinario.

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testo di Maria Carla De Cesari tratto da Il sole 24 ore



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