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Iviglia ne IL VIAGGIO A REIMS alla Scala di Milano 3/4/2009

Martedì 7 aprile 2009 alle ore 20.00 il tenore castellalferese Enrico Iviglia debutterà al Teatro della Scala di Milano ne IL VIAGGIO A REIMS, opera di Gioacchino Rossini.
Il tenore sarà impegnato nelle 10 recite in cartellone nel ruolo di Don Luigino, cugino della Contessa di Folleville. Si tratta di una piccola parte, non estesa ma riguardante un ruolo importante per lo svolgimento dell’azione, ma sicuramente è notevole la possibilità di calcare il palco di un teatro di assoluto prestigio, tra i più famosi al mondo.

Dopo il Teatro alla Scala di Milano i prossimi impegni di Enrico saranno al Teatro Comunale di Piacenza, per il debutto del Conte di Libenskof sempre ne “Il Viaggio a Reims”, e successivamente a St. Moritz (Svizzera) dove vestirà nuovamente i panni del Conte di Almaviva ne “Il barbiere di Siviglia”.

 

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“IL VIAGGIO A REIMS”
Ossia L’albero del Giglio d’Oro

Il viaggio a Reims (titolo completo: Il viaggio a Reims ossia L'albergo del Giglio d'Oro) è un'opera lirica in un atto di Gioachino Rossini su libretto di Luigi Balocchi ispirato da Corinne ou De l'Italie (Corinna o dell'Italia) di M.me de Staël.
Allestimento del Teatro alla Scala e del Rossini Opera Festival di Pesaro

Queste le date degli spettacoli:
Aprile 2009: 07 (ore 20:00), 14 (ore 20:00), 16 (ore 20:00), 19 (ore 20:00), 23 (ore 20:00), 30 (ore 20:00)
Maggio 2009: 03 (ore 15:00), 06 (ore 20:00), 08 (ore 20:00), 10 (ore 20:00)

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese
Durata spettacolo: 2 ore e 50 minuti

Grandi schermi dentro e fuori il teatro, sui quali si proiettano le riprese del corteo regale che attraversa Milano e irrompe alla Scala sul finire dell’opera: ritorna Il viaggio a Reims di Rossini nella regia di Luca Ronconi, le scene e i costumi di Gae Aulenti. 
Spettacolo che riflette lo spirito di un Rossini sorprendentemente avveniristico nell’inventare un capolavoro di teatro nel teatro.

Direttore Ottavio Dantone
Regia Luca Ronconi
Scene Gae Aulenti
Costumi Giovanna Buzzi


Personaggi e Interpreti

Corinna
Patrizia Ciofi (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Cristina Obregon (19 aprile; 3, 6 maggio)

La marchesa Melibea
Daniela Barcellona (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Maite Beaumont (19 aprile; 3, 6 maggio)

La contessa di Folleville
Annick Massis (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Marina Rebeka (19 aprile; 3, 6 maggio)

Madama Cortese
Carmela Remigio (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Teresa Romano (19 aprile; 3, 6 maggio)

Il cavaliere Belfiore
Juan F. Gatell Abre (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Michael Spyres (19 aprile; 3, 6 maggio)

Il conte di Libenskof
Dmitry Korchak (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Sergey Romanovsky (19 aprile; 3, 6 maggio)

Lord Sidney
Alastair Miles (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Roberto Tagliavini (19 aprile; 3, 6 maggio)

Don Profondo
Nicola Ulivieri (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Simon Orfila (19 aprile; 3, 6 maggio)

Barone di Trombonok
Bruno Praticò (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
José Carbó (19 aprile; 3, 6 maggio)

Don Alvaro
Fabio Capitanucci (7, 14, 16, 23, 30 aprile; 8, 10 maggio)
Simone del Savio (19 aprile; 3, 6 maggio)

Don Prudenzio
Alessandro Guerzoni

Don Luigino
Enrico Iviglia

Maddalena
Paola Gardina

Delia
Aurora Tirotta

Modestina
Annamaria Popescu

Antonio
Filippo Polinelli

Zefirino
Patrizio Saudelli

Gelsominio
Fabrizio Mercurio

Compagnia Marionettistica Carlo Colla e figli

 

La storia
L'opera fu composta per l'incoronazione di Carlo X, re di Francia e fu eseguita per la prima volta a Parigi, nel Théatre Italien il 19 giugno 1825.
L'opera, pur essendo in un atto, è di notevoli dimensioni, ed ottenne un grande successo, dovuto tra l'altro alla fama e bravura dei numerosi cantanti, e all'attesa per la prima opera composta da Rossini a Parigi.
Dato il suo carattere celabrativo e d'occasione, l'opera non poteva entrare in repertorio, e infatti Rossini, nonostante le richieste, ne ritirò la partitura. In seguito egli ne utilizzò diversi numeri per Le Comte Ory, quindi dell'opera non si ebbe più notizia, finché nel 1977 si ritrovarono nella Biblioteca del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma le parti non utilizzate per Le Comte Ory.
Grazie alla Fondazione Rossini di Pesaro, la musicologa Janet Johnson coadiuvata da Philip Gossett ha ricostruito e pubblicato la partitura dell'opera, che venne così rappresentata al Rossini Opera Festival di Pesaro il 18 agosto 1984, con la direzione d'orchestra di Claudio Abbado in una memorabile produzione con la regia di Luca Ronconi e la scenografia di Gae Aulenti. La prestigiosa compagnia di canto annoverava i nomi di Cecilia Gasdia, Lucia Valentini Terrani, Lella Cuberli, Katia Ricciarelli, Eduardo Gimenez, Francisco Araiza, Samuel Ramey, Ruggero Raimondi, Enzo Dara e Leo Nucci.
Da allora l'opera è stata ripresa, dapprima in molti dei maggiori teatri d'opera del mondo, poi anche in molti teatri di provincia.
Contrariamente alle aspettative, lo straordinario numero di cantanti necessario per rappresentare Il viaggio a Reims e la relativa gracilità della sua trama, invece di esserne un ostacolo alla diffusione, la facilitano. Da una parte si è visto che, essendo le parti vocali non particolarmente estese, l'opera può essere affidata agevolmente a una compagnia di giovani, dall'altra essa offre a registi fantasiosi la possibilità di sbizzarirsi in trovate scenotecniche e registiche (come nel 2003 nell'allestimento [1] di Dario Fo all'Opera di Helsinki)

Il soggetto
Madama Cortese, proprietaria dell’albergo termale “Il Giglio d’Oro”, a Plombières, invita gli inservienti a occuparsi con solerzia dei preparativi per il viaggio a Reims che gli ospiti si apprestano a compiere, la sera del giorno stesso, per assistere all’incoronazione del nuovo re, Carlo X, che avrà luogo – come è tradizione – in quella città.
Dopo che Don Prudenzio, il medico dell’albergo, ha esaminato con cura le colazioni preparate per gli ospiti, per verificarne la conformità alle proprie indicazioni, e Madama Cortese ancora una volta ha raccomandato alla servitù di adoprarsi per il buon nome della locanda, interviene la Contessa di Folleville, graziosa parigina che «delira per le mode », amante del Cavalier Belfiore, aitante ufficiale francese. La Contessa è preoccupata perché non sono ancora giunti i suoi abiti da indossare per la grande festa.
Don Luigino, cugino della Contessa di Folleville che doveva provvedere al loro ritiro, annuncia che la diligenza con gli effetti personali della nobile signora si è rovesciata, danneggiando il suo prezioso carico di scatole e cassette. A tale notizia la Contessa sviene, richiamando su di sé l’attenzione degli altri ospiti dell’albergo che cercano di rianimarla. L’arrivo di Modestina, la cameriera della Contessa, con uno scatolone che si è inaspettatamente salvato nella rovinosa caduta della carrozza, rianima l’angosciata gentildonna, che si accontenta di aver recuperato, per la festa, un prezioso cappellino.
Nel frattempo, il Barone di Trombonok, ufficiale tedesco fanatico per la musica ed eletto cassiere del viaggio dagli ospiti dell’albergo, prende gli ultimi accordi con il «mastro di casa » Antonio perché provveda ai bagagli e alle eventuali necessità dei viaggiatori.
Entrano in scena Don Profondo, letterato membro di varie accademie, collezionista maniaco di antichità, e Don Alvaro, Grande di Spagna, che presenta al Barone di Trombonok la Marchesa Melibea, bella vedova polacca di un generale italiano, di cui è innamorato, desiderosa di intraprendere il viaggio a Reims insieme con gli illustri membri della compagnia.
L’arrivo del Conte di Libenskof, gentiluomo russo, anch’egli innamorato di Melibea, ingelosisce Don Alvaro, e la rivalità tra i due pretendenti viene espressa dichiaratamente in presenza di Melibea e di Madama Cortese, finché il canto di Corinna, improvvisatrice romana, altra ospite dell’albergo del “Giglio d’Oro”, giunge da dietro le quinte e placare gli animi accesi dai furori della gelosia.
Madama Cortese è preoccupata per il ritardo di Zefirino, il corriere inviato in cerca dei cavalli per il viaggio, e riflette sul caso di amore corrisposto, ma non dichiarato, di Lord Sidney, l’ospite inglese, per Corinna.
Lord Sidney sopraggiunge lamentandosi per le sue pene d’amore, e Corinna, ricevuta per mano di Don Profondo una lettera, ne legge il contenuto; rassicura Delia, orfana greca a lei cara, sulle sorti del suo Paese, e la invita ad aggiungersi alla compagnia pronta per andare a Reims. Si accorge infine dei fiori disposti nella sua camera, pegno d’amore giornaliero di Lord Sidney.
Il Cavalier Belfiore, trovata sola la poetessa, tenta di conquistarla, forte delle sue provate capacità di seduttore. Don Profondo interrompe la scena deridendolo, e si appresta a compilare la lista degli oggetti di valore di proprietà dei viaggiatori, che il Barone gli aveva richiesto.
Dopo un veloce scambio di battute tra Don Profondo e la Contessa di Folleville, che intuisce il corteggiamento di Corinna da parte del Cavalier Belfiore, cresce l’impazienza di partire da parte dei vari ospiti,ma l’arrivo del Barone e di Zefirino getta tutti nello sconforto: non è possibile intraprendere il viaggio perché in tutta Plombières non esistono più cavalli da noleggiare o da comprare, dato il grande numero di viaggiatori, che si stanno recando anch’essi a Reims, per la cerimonia.
Risolleva lo spirito della compagnia Madama Cortese, che porge ai suoi ospiti una lettera giuntale da Parigi da parte del suo consorte, nella quale si dà notizia dei grandi festeggiamenti che si stanno preparando nella capitale in onore del re, e che lo accoglieranno al suo ritorno: un’occasione piacevolissima per consolarsi del mancato viaggio a Reims. La Contessa di Folleville offre ospitalità a tutta la compagnia nella sua casa parigina; la proposta viene accettata con entusiasmo, e si decide di partire il giorno successivo con la diligenza giornaliera per la capitale. Con parte del denaro messo insieme per il viaggio a Reims si organizzerà la sera stessa un convito aperto a tutti per festeggiare ugualmente l’incoronazione del re, e il resto si offrirà in beneficenza.
Tutto si è dunque risolto, e il Barone tenta di ricomporre anche lo screzio tra il Conte di Libenskof e la Marchesa polacca, nato a causa di Don Alvaro. I due innamorati si riconciliano e la scena si apre successivamente sul giardino illuminato dell’albergo, nel quale è stata imbandita una ricca tavola.
Il mastro di casa Antonio apprende da Maddalena, la governante, che il Barone, per allietare il convito, ha ingaggiato una compagnia di musicisti e danzatori ambulanti, di passaggio per quella zona, che appaiono di lì a poco dando inizio, con canti e balli, alla festa.
Il Barone annuncia, come la regola impone ed è già stato concordato, una serie di brindisi negli stili musicali dei vari Paesi d’origine dei convitati, in onore del re e della famiglia reale. Viene infine richiesto da tutti i presenti, come degna conclusione della festa, un intervento poetico di Corinna. I convitati propongono dunque per l’improvvisazione della poetessa vari temi, in gran parte tratti dalla storia della Francia, tra i quali viene estratto a sorte da Melibea quello di «Carlo X, re di Francia».
Dopo la celebrazione in musica di Corinna tra le acclamazioni generali al re e alla Francia, la rappresentazione si chiude con l’apoteosi della famiglia reale.

 



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