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libri: VOCI PIEMONTESI 20/9/2009

venerdì 25 settembre 2009 alle ore 20.30 nel Salone Verde del castello di Castell’Alfero sarà presentato ufficialmente il volume VOCI PIEMONTESI - Emigranti piemontesi negli Stati Uniti attraverso le loro parole scritto dal giornalista statunitense Robert “Bobby” Tanzilo ed edito da Edizioni dell'Orso (Alessandria) nel febbraio 2009, con il contributo dell’Assessorato della Regione Piemonte al Welfare, Lavoro, Immigrazione ed Emigrazione.

Il libro bilingue (italiano ed inglese) ha 244 pagine in formato 17x24 cm ed è corredato da molte immagini d’epoca; in copertina vi è una fotografia del Greenwich Village di New York (Prince street).

 


BOBBY TANZILO
Nato a Brooklyn, New York nel 1966, Robert “Bobby” Tanzilo vive a Milwaukee (Winsconsin - USA) dal 1983. Laureato in giornalismo nell'Università del Wisconsin di Milwaukee nel 1989, attualmente è managing editor di OnMilwaukee.com, un quotidiano online ( www.onmilwaukee.com ) dopo aver lavorato per un giornale quotidiano, il Milwaukee Sentinel. I suoi scritti sono stati pubblicati su Chicago Tribune, Il Monferrato (Casale Monferrato), The Italian Times, Italian-Americana e altri giornali e riviste. La sua famiglia è originaria di Zanco, frazione di Villadeati (AL) e Bobby si è spesso impegnato per la valorizazzione della cultura e storia del Piemonte e piu' specificamente del Monferrato; da questa passione è nato il sito internet www.monferrini.com di cui è webmaster. Ha pubblicato il primo libro, Milwaukee 1917: Uno scontro tra italo-americani, Editoriale Umbra, in Italia nel 2006. Nel 2007 ha pubblicato Rèis Monfrin-e, un CD che raccoglie poesie e canzoni in dialetto alessandrino e astigiano. Fa parte dell’Associazione Piemontesi nel Mondo e nel 2007 è stato uno dei cinque delegati statunitensi alla conferenza internazionale in Alessandria di questa Associazione. Nel 2008 ha pubblicato L'ombra dla me ca sull'emigrazione da Fubine, comune alessandrino. 
Bobby ha pubblicato quattro LP con la sua band Leader Yell ed alcuni loro brani sono stati inseriti in un episodio della serie televisiva TV "Party of Five", in film in Giappone, Sud America e negli Stati Uniti. Recentemente la band ha contribuito ad un album tributo ai Redskins e collaborato alla realizzazione di un brano con lo scrittore italiano Enrico Remmert.
Sarà ospite a Castell’Alfero con il figlio Luca dal 18 al 27 settembre 2009. 
Il suo legame con Castell'Alfero risale al 2002, quando un suo articolo con foto è apparso sul giornale comunale Noi di Castell'Alfero.


TanziloMilwauke  ha già pubblicato:

Milwaukee 1917. Uno scontro tra italoamericani
2006, libro pubblicato da Editoriale Umbra

Rèis Monfrin-e. Poesie e canson an Piemontèis
2007, CD pubblicato da Associazione Piemontesi nel mondo of Northern California
(presentato ufficialmente a Castell’Alfero il 12.11.2007 da Bobby e Kathy Rogers)

L'ombra dla me ca. Documenti dell'emigrazione fubinese
2008, libro pubblicato da Edizioni dell'Orso

Voci piemontesi. Emigranti piemontesi negli Stati Uniti attraverso le loro parole
2009, libro pubblicato da Edizioni dell'Orso

 



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Questa la prefazione del volume, scritta da Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, e da Teresa Angela Migliasso, Assessore al Welfare, Lavoro, Immigrazione ed Emigrazione della Regione Piemonte.

I fenomeni di emigrazione piemontese nel mondo hanno un che di emozionante e struggente. Intendiamoci: la diaspora dei piemontesi è stata un’avventura epica non riducibile a fatti puramente emozionali.
Tuttavia, ogni racconto ha in sé una specie di perenne basso continuo di gioie e dolori che sembra accompagnare anche le più asettiche e distaccate argomentazioni di fatti ed eventi impersonali.
Il legame tra la madrepatria regionale e le comunità dei piemontesi emigrati all’estero è, oggi, quanto mai vivo e profondo.
Questa stessa e altre pubblicazioni sul tema in parte lo confermano.
La Regione Piemonte è orgogliosa di mantenere questo legame continuo, questo filo diretto che ci offre la possibilità non solo di capire l’evoluzione e i cambiamenti generazionali dei nostri emigrati antichi e recenti, ma anche, e soprattutto, di approfondire con senso pragmatico, le possibili strategie migliorative di gestione dei flussi migratori che l’Italia, assieme all’Europa, fatica a trovare.
In Voices un messaggio è chiaro: chi emigra e sta molti anni, o tutta la vita all’estero - in questo caso negli USA - volente o nolente subisce dei condizionamenti economici, sociali e culturali che lo rendono necessariamente diverso da come sarebbe “cresciuto” se fosse rimasto in madrepatria, e nel suo paese o nella sua città d’origine.
La grandezza meno visibile, ma più alta, degli Stati Uniti sta nel suo potere di attrazione e di amalgama di genti e popoli, religioni e culture diverse. Ebrei e mussulmani, ad esempio, lì convivono e spesso dialogano senza drammi, mentre in Medio Oriente i fuochi di guerra sembrano non finire mai.
Le interviste che qui di seguito vengono pubblicate sono “voices” reali di storie reali.
Un puzzle di racconti, la cui sintesi è la composizione di un grande affresco, dove lutti e drammi non riescono mai a prevalere sull’ottimismo della volontà e su quell’ideale utopistico, fortemente aggregativo, che è il “sogno americano”, ora più che mai riattualizzato dall’Amministrazione Obama per far fronte e vincere la sfida della crisi economica mondiale e gli orribili conflitti e terrorismi che insanguinano e distruggono la pace fra i popoli, l’amicizia, l’innocenza.
 
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La presentazione del libro scritta da Ernesto Milani, dell'Associazione Lombardi nel Mondo, che ne ha curata la traduzione:

Voci Piemontesi: Emigranti piemontesi negli Stati Uniti attraverso le loro parole di Robert Tanzilo è un libro che analizza la storia dell’emigrazione piemontese in America attraverso la voce di protagonisti diretti, ma soprattutto quella dei discendenti degli emigrati che varcarono l’oceano a partire da fine Ottocento.
In realtà è la storia della trasformazione delle persone che interessa l’autore, il loro divenire americani mantenendo o scordando la loro origine piemontese. Grande processo poco conosciuto e studiato, che merita una diversa attenzione. La funzionalità, l’integrazione, in modi più o meno elevati al sistema di vita americano, hanno prodotto cambiamenti decisivi. Gli americani di origine piemontese sono variegati secondo le esperienze personali derivate da matrimoni misti, da interesse o disinteresse per il Piemonte, da attaccamenti familiari o soltanto da rimpianti personali, ma spesso con tradizioni gastronomiche e culturali molto presenti.
Tutti questi mutamenti sono senz’altro da confrontare con quelli che stanno avvenendo all’interno dei gruppi di immigrati che vivono oggi in Italia. Soltanto quando avremo ben compreso come è avvenuto il processo di americanizzazione dei piemontesi americani, saremo veramente in grado di affrontare le problematiche relative all’immigrazioni in corso.
Voices è quello che è rimasto dopo un secolo di emigrazione. Piccoli frammenti di storia, semi gettati qua e là, che necessitano di approfondimenti, di contestualizzazioni maggiormente studiate. Spesso gli immigrati hanno vissuto in località che hanno segnato la storia dell’immigrazione americana, ma i racconti sono vaghi, quasi lontani. Le sciagure minerarie, gli scioperi sono citati come parte inesorabile della vita degli emigranti. La descrizione dei “tenements”di New York sembra essere il prezzo da pagare per raggiungere il sogno americano.
I piemontesi hanno attraversato l’America da New York a San Francisco attraverso tutti i centri minerari possibili immaginabili, andando perfino in Messico. I loro racconti mancano di astio. Sembrava normale andare avanti e indietro dall’Italia all’America e viceversa, perdere tutti i risparmi nel tracollo borsistico del 1929. Come era normale ricominciare da capo, magari dopo esperienze migratorie da altre parti, in Argentina, Brasile o Australia.
Nelle traversie i piemontesi non si persero mai d’animo, si associarono sia per affrontare le necessità economiche sia per divertirsi. Soprattutto cercarono di conservare la lingua e la cucina dei loro paesi. Uniti, ma sempre alla ricerca della fortuna personale raggiunta soprattutto nelle attività inerenti all’alimentazione come Guasti nell’industria vitivinicola o Sardi nella ristorazione.
I loro racconti attestano il loro generale attaccamento alle radici, lontane, ma le uniche in grado di dar loro emozioni. Passato il tempo delle spose per corrispondenza e del ritorno in patri per sposare la ragazza del proprio paese, la matrice piemontese, le radici piemontesi, molto spesso, sono quelle prevalenti nel crogiolo di razze che è diventata l’America di oggi.
Le ultime pagine sono dedicate ai nuovi emigranti che hanno trovato un’America diversa, ma che dal punto di vista affettivo ed intimo sono legati alla loro regione e hanno i medesimi problemi dei loro predecessori di un secolo fa.
Il volume bilingue è stato tradotto tentando di seguire lo stile di ciascuno degli intervistati ed evitare, quindi, il frullato di una lingua comune inesistente. Poi dopo le voci, le fotografie dei protagonisti anonimi di una grande emigrazione che il Piemonte ha inserito da tempo nelle pagine epiche della sua storia.


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tratto dal volume:

INTRODUZIONE – METODOLOGIA
Crescere italoamericano significa, piaccia o meno, crescere con uno stereotipo.
Ma gli americani di origine piemontese che approfondiscono la loro storia incominciano a rendersi conto che l’immagine da cartone animato degli italoamericani ha poco a che fare con le nostre tradizioni.
Il problema è che gli emigranti piemontesi rappresentarono una parte relativamente piccola delle ondate di italiani che arrivarono negli Stati Uniti, e la nostra cultura era destinata a sparire dopo essere passati da Ellis Island.
Perfino le famiglie piemontesi che parlavano il piemontese, cantavano le canzoni piemontesi, a casa cucinavano piatti piemontesi, non furono in grado di superare le pressioni dell’integrazione, prima entro le Little Italy formate prevalentemente da italiani del meridione, e poi nell’America anglofona in generale.
È incredibile, ma non abbiamo dimenticato tutto.
Ed alcuni di noi, le cui famiglie avevano dimenticato, hanno riscoperto le loro tradizioni.
Ne sono la prova le pagine seguenti, che contengono le storie di immigrazione e integrazione di dozzine di piemontesi-americani, raccontate con parole loro.
Nel 2001 ho cominciato a spedire dei questionari ad americani di origine piemontese ed a pubblicare i risultati sul sito web dei Monferrini in America.
Quelle interviste (tuttora consultabili online all’indirizzo www.monferrini.com ) aprono una finestra sulle nostre storie legate alla partenza da casa, all’arrivo in un paese nuovo e alla ricerca della propria strada.
Ma sono, anche, i racconti del ritorno per mantenere i legami familiari e per ricongiungersi con le famiglie smarrite.
Quelle interviste, e le discussioni avute con altri piemontesi-americani sono la base di questo libro.
Queste pagine sanno di diffuso campanilismo ed attaccamento orgoglioso alla propria città natale.
Un secolo dopo la partenza dei miei bisnonni dal Monferrato, mi sento ancora legato ai loro paesi; quando visito quei posti, non riesco a immaginarmi da nessun altra parte del mondo.
Allora, la realtà di quei paesi era ben diversa e pochi degli intervistati hanno osato mettere in dubbio il motivo della partenza dei loro antenati, che lasciarono paesi che oggi ci appaiono come angoli di paradiso. Comprendono assai bene i sacrifici fatti dai genitori, nonni e bisnonni alla ricerca di lavoro, cibo e abbastanza soldi da coronare un sogno.

INDICE 
Introduzione / Metodologia
Descrizione generale dell'emigrazione piemontese
e dell'immigrazione negli Stati Uniti
New York e Hell's Kitchen
California
Il Midwest e altre destinazioni
Tradizioni
L'associazionismo e l'immagine di sé
Legami con il Paese Natale
Genealogia
Emigrazione moderna
Conclusione
I partecipanti ed altre fonti
Fonti di altre interviste
Ringraziamenti
Fotografie



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