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libri: GRANDI ED UMILI MONFERRINI PER L’UNITÀ D’ITALIA 27/11/2010

È stato pubblicato sul finire di novembre 2010 il libro GRANDI ED UMILI MONFERRINI PER L’UNITÀ D’ITALIA scritto da Luigina ed Elsa Zai di Rosignano (AL).
Stampato dall’Artigiana S. Giuseppe Lavoratore di Vercelli, il volume ha 120 pagine in formato orizzontale 24 x 16 cm; contiene molte immagini in scala di grigi e 16 grandi tavole a colori.

In copertina vi è un ventaglio patriottico che raffigura il Re Vittorio Emanuele II con alcuni generali a cavallo, con accanto la Coccarda tricolore ideata da G.B. De Rolandis e Luigi Zamboni nel 1794.

Proprio al castellalferese Giovan Battista De Rolandis è dedicato il primo capitolo del libro: “La nascita del nostro Tricolore” che narra le vicende che portarono a stabilire i colori verde bianco e rosso come bandiera nazionale, dalla sommosso di Bologna del 1794 al 7 gennaio 1797 e all’11 aprile 1848.
Tra le immagini presenti nel testo segnalo quelle di Giovan Battista De Rolandis, dell’avvocato Aldini, del manifesto della condanna a morte di G. B. De Rolandis dell’aprile 1796, una veduta di Castell’Alfero, la coccarda De Rolandis del 1794 nella sua teca.
Nella primavera 2011 il volume verrà presentato a Castell’Alfero dalle autrici.

Luigina ed Elsa Zai hanno scritto diversi volumi: “Cent’anni di ricordi”, “Monferrato perduto”, "Il castello di Uviglie - Gli eroi senza gloria", "Piemonte nel cuore e nella memoria", tutti nella collana La Fenice diretta da Teresio Malpassuto.

INDICE di Grandi ed umili Monferrini per l’Unità d’Italia
Premessa
Per non dimenticare
Presentazione
Introduzione
La nascita del nostro Tricolore
Pino di Santa Agnese e la breccia di Porta Pia
Cenni sulla Fanteria
Il passaggio dei soldati francesi sulle nostre strade
Souvenir de Solferino
Il quadrato di Villafranca
Gente di una volta
Giovanni Lanza e l’Unità d'Italia
Lanza, un galantuomo
Cenni sul corpo dei Bersaglieri
Michele Amatore un valoroso bersagliere moro, monferrino di adozione
Cenni sull'arma dei Carabinieri
Il Carabiniere a cavallo Giovanni Battista Scapaccino
Il sacrificio di Carlo Vittorio Morozzo di S. Michele
L’album della memoria
Cenni sul corpo della Cavalleria
La Brigata Casale nel 1848 - 1849
Poesie, inni e canti del nostro Risorgimento
Inni
Canzoni
Tavole a colori

 



Alcuni testi tratti dal libro:


PRESENTAZIONE
Ed ecco che per il 150° dell'Unità d'Italia, Luigina ed Elsa Zai pubblicano un nuovo libro pieno di ricordi, fatti, personaggi, testi, il tutto strettamente legato all'avvenimento. Anche se di pubblicazioni come questa, per l'occasione, ne usciranno molte, il testo delle Zai, in particolare, lo definirei unico. E mi spiego.
A parte la raffinata selezione delle pagine degli autori riportati, a parte la vivacità delle pagine uscite dalla loro penna, a parte l'estesa panoramica sul momento storico che spazia da avvenimenti a canti, da documenti e poesie, da personaggi a corpi militari - e il tutto abilmente conciso - questo testo, nella parte sviluppata da Luigina, ha un particolare: è stato rivissuto e scritto da una scolara di altri tempi!
Luigina, è la scolara d'altri tempi, tempi in cui la scuola inculcava l'amore per la Patria e, di riflesso, il rispetto per la Bandiera, per il proprio paese, per le uniformi, e, soprattutto per chi si sacrificava combattendo per la difesa della propria terra. È una scrittura che non è un semplice racconto, ma è sentita, vissuta, sofferta in prima, persona... e tutte queste pagine hanno un'origine comune: sgorgano dal cuore.
E quando il lettore prenderà in mano questo volume, quando si troverà di fronte alla nascita del Tricolore, a Pino di Santa Agnese, alla figura di Giovanni Lanza, ai cenni sui Carabinieri, sulla Cavalleria, sulla Brigata Casale, quando si troverà di fronte a inni e poesie nate da questi sentimenti di libertà, ebbene tenti di ricordarsi cosa significhi la parola Patria e cerchi di leggere avvicinandosi al "sentire" di Luigina al "sentire" della scolara di altri tempi, per poter anche lui "sentire" e vivere - magari, anche solo lontanamente - questi momenti e capire quanti e quali sacrifici e quanti e quali sogni abbiano unito la nostra terra.
E anche per questo richiamo all'idea di Patria, grazie, Luigina!

Teresio Malpassuto


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PREMESSA
Non possiamo trasmettere ad altri ciò che non teniamo già custodito dentro di noi.
Sono nata nel 1925 e nei miei pochi e lontani anni di scuola ho avuto maestre i cui familiari avevano partecipato a battaglie o azioni di guerra per l'Indipendenza e l'Unità d'Italia: padri, nonni, zii, ricordati sempre con tanto orgoglio.
Siamo stati educati, noi bambini di allora, al culto della memoria, all'amore per la patria e per la bandiera, al rispetto per le istituzioni ed i loro rappresentanti, all'ammirazione ed alla riconoscenza "per i grandi" che idearono ed attuarono l'unificazione della nostra penisola. Sono vissuta sempre accompagnata da questi sentimenti che credevo comuni e condivisi da tutti gli Italiani. Ora, però, entrando nel vivo dei festeggiamenti per il 150° dell'Unità d'Italia leggo articoli ed ascolto dibattiti televisivi in cui spesso riscontro la tendenza ad evidenziare più i lati negativi che quelli positivi, a mettere in risalto maggiormente le vicende private rispetto al pubblico operato, considerando meri conquistatori coloro che erano partiti per liberare e riunire.
Le guerre sono le sciagure più grandi a cui una nazione può andare incontro e chi opera in questi tragici frangenti non è esente dal commettere terribili sbagli.
Da persona semplice, senza titolo di studio, non sono in grado di fare, né mi compete, un'analisi storica dei fatti che portarono alla nostra unificazione e delle persone che contribuirono all'Indipendenza della nostra Patria.
Mi sia permesso però, stante i molti lustri che mi porto sulle spalle, rivolgere un invito generale ed in modo particolare ai giovani per un momento di profonda riflessione: in anni lontani di grande miseria e di quasi totale analfabetismo i nostri predecessori sono riusciti a riunire l'Italia con niente, se non con il sangue di migliaia di uomini.
A ricordo del loro sacrificio, almeno in questa occasione, un filo invisibile unisca dalle Alpi alla Sicilia la mente ed il cuore di tutti gli Italiani in un corale pensiero di affetto e di condivisa gratitudine.

Luparia Luigina Zai


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PER NON DIMENTICARE
La storia di un paese è costituita da un mosaico le cui tessere sono in essenza le "news" del tempo della sua esistenza. Aristotele diceva che il tempo è l'intervallo che passa dal "prima" al "poi".
Oggi scienza e filosofia sono di parere diverso, ed il tempo, comunque legato sempre a tutto ciò che è materiale, sarebbe curvo come ha enunciato Einstein nella sua equazione per la relatività.
Le tessere che compongono l'epopea del Monferrato sono di formato ed aspetto singolo, e non c'è momento che ne riprenda uno precedente. Epoche, ere, annali: da quando era sommerso da oceani primordiali, al ventesimo secolo, considerato votato all'industria. Oggi il Monferrato si presenta come una regione ospitale, quieta, dove il visitatore è attratto da un panorama invitante dipinto da tonalità di verde, esteso in tutta la sua trionfale gamma dello spettro: polveroso nelle vigne, smeraldino per i pascoli, veronese nei campi di medica, alizarino nei frutteti, chiazzato di malachite tra i castagni, di cobalto nei campi di granturco, e poi arsenioso, ramato e zincato quando le foglie dei pioppi tremolano alla brezza, oppure all'apparire delle prime brine, foriere di rigidi inverni.
I paesi sorgono sui cocuzzoli delle colline, a salvaguardia dalle immancabili alluvioni, puntuali nel tardo autunno o nella prima primavera quando "ogni goccia d'aprile riempie un barile". Le case coloniche sono abbarbicate ai diversi manieri, castelli sorti tutti tra il 1400 ed il 1600, ove i villici si rifugiavano entro quelle mura, accanto ai loro feudatari. Fu questo un periodo in cui il marchesato divenne straordinariamente importante sullo scacchiere dell'intera Europa, in quanto assurse all'ingrato compito di essere merce di scambio tra i grandi di Spagna, Francia, Prussia, Austria.
Erano lustri in cui alle armi di eserciti mercenari, seguivano i flagelli di colera e peste. Le contrade tribolavano al passaggio dei Lanzichenecchi, cui si aggiungevano la peste bubbonica, la carestia, le armate senza bandiera allo sbando che facevano tuonare, qui, in questa terra dei lunghi silenzi, l'assordante anima dei primi cannoni.
Fu cosi che le valli circoscritte da Aleramo per una realtà locale, divennero fragorosi elementi di storia europea. Ma quale storia? Tutti sanno che la storia divulgata è quella voluta dal potere, dai governi, dai monarchi.
Gli unici che potevano disporre di amanuensi, persone che sapevano leggere e scrivere, timidi scribacchini, armati di inchiostro e carta, servitori del signore al quale avevano giurato fedeltà come i capitani di ventura, ma armati della sfila penna mercenaria.
Quante cose non sono state ricordate? Quanti eroi sono finiti nei sepolcri rinchiusi nella loro commovente umiltà? Quante eroine sono state protagoniste di grandi e piccoli drammi, vissuti accanto ad un fienile senza paglia, una stalla priva di bovini, un pozzo secco?
È un mondo immenso quello che Luigina e sua figlia Elsa Zai hanno raccolto, annotando con diligenza ogni particolare: episodi di cronaca, di preghiera, di ideali, di promesse, di speranze. La loro ricerca attenta e rigorosa, merita attenzione e plauso; poiché, a differenza dei tanti autori per raccomandazione, esse hanno avuto dalla loro, solo la cascina nella quale abitano, ed hanno messo nero su bianco tra i lavori quotidiani che la cura della campagna richiede.
Raramente hanno attinto agli archivi canonici, molto più spesso si sono nutrite di informazioni dirette, presso chi sapeva o poteva raccontare, con quella esigenza della memoria orale, che passa da generazione in generazione, affinché il passato non vada perso. E la loro attenzione ha varcato quell'area circoscritta da Aleramo, come leggiamo in "Piemonte nel cuore e nella memoria", proponendo al lettore un ventaglio di curiosità inedite, ma disciplinate dal rigore della ricerca. "Monferrato perduto", altro loro testo di notevole spessore, e "Il castello di Uviglie - Gli eroi senza gloria" presentano aneddoti e leggende, dedizioni e sacrifici. Voti espressi da molti per immolare se stessi a beneficio della comunità, affinché il lavoro sia più leggero, ed il mondo riservi all'uomo più giustizia, uguaglianza e libertà, i tre cardini che hanno mosso il Risorgimento Italiano, i tre punti allegorici riposti nel nostro Tricolore. Le Zai non dimenticano gli ardimentosi che da questa terra si sono uniti alla gran massa, linfa vitale del rinnovamento sociale della penisola italiana. E su questo tema la loro indagine si fa commovente, perché in tante famiglie c'è stato un caduto, un ferito, un mutilato. Gli anni sanano le ferite. Ma quelle del cuore rimangono, specialmente negli affetti, anche se suturate dalla pietà cristiana. E si leggono pagine di profonda spiritualità.
Si perché, per le Zai, non solo le fotografie seppiate dagli anni, ma ogni cosa ha una sua anima. Hanno un loro spirito gli oggetti che un tempo non mancavano come strumenti essenziali, nei quali la materia è ripostiglio di memoria. Ed hanno un loro linguaggio le divise, le lettere, le fedi d'oro consunte, una moneta svalutata, una bambola sfasciata, un biglietto, ogni segno di un'esistenza. È una singolare religiosità che emerge come testimonianza presente del tempo che fu, oggetti che hanno perso la loto utilità, e sono innalzati dal mito alla contemplazione. La culla in legno ricurvo del nonno, passata al figlio e da questi al nipote, la lanterna della cantina per cercare una bottiglia per le grandi occasioni, un piccolo carretto dalle ruote deteriorate dai tarli, il primo gioco del nipotino, la madonnina infiorata di quando "lui" è tornato. Ed allora dalle pagine di queste due capaci autrici, prendono forma suoni, parole, rumori, odori: il passato.
Quel tempo che Aristotele, trecento anni prima di Cristo, definiva intervallo dal "prima" al "poi", e nel quale sono riposti gli affanni dell'animo umano, ed il desiderio dell'uomo di rendere sacro ogni pensiero, guardando oltre le nuvole del cielo, da sempre regno indiscusso dell'Assoluto.

Ito De Rolandis 



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