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Castell'Alfero e gli Amico ne L'ANNOTATORE PIEMONTESE 1837 5/11/2012
Articolo del 1837 che parla di Castell'Alfero e della Famiglia Amico, tratto dal volume L'ANNOTATORE PIEMONTESE curato dal sacerdote Michele Ponza.
L'autore dell'articolo (firmato A.C.) muove critiche al Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, scritto dall'abate Goffredo Casalis, in particolare al capitolo che parla di Castell'Alfero, facendo varie precisazioni e rimarcando importanti lacune nel testo a riguardo della Famiglia Amico.
L'opera enciclopedica del Dizionario venne scritta dal Casalis in 31 volumi tra il 1833 ed il 1856.
Il testo sottostante è la stesura integrale del Ponza, scritto in un italiano della prima metà dell'Ottocento.

L'ANNOTATORE PIEMONTESE
ossia
GIORNALE DELLA LINGUA E LETTERATURA ITALIANA
per MICHELE PONZA, sacerdote
Volume Sesto - Torino, Tipografia di G. Favale e Figli - 1837


Avvertenze intorno alle notizie date nel Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, compilato dal Professore Casalis.

Articolo: Castell'Alfero o Castell'Alfieri.


Il compilatore d'un dizionario, che racchiude si svariate ed utili notizie, quale si è quello di cui con non poca lode e fatica dell'abate Casalis siamo regalati, debba (se non si va errato), nel descrivere in poche linee, nel narrare in brevi cenni ciò che concerne cadun sito, scrupoleggiare grandemente nel fare scelta delle cose che voglionsi raccogliere e dire: quando l'Autore nell'ampia come nella scarsa messe che gli si appresenta non è buon spigolatore, non debbe provare disgusto che siane avvertito.

E ben di più vorrà dirsi, allorché l'Autore si contenta di parlare o per argomenti, o per notizie fornitegli, e tace cose che non fu bastevolmente curioso di sapere, cose la quali paiono essere da più delle raccolte rispetto al luogo intesso stato descritto; imperciocchè la conseguenza di tale fatto o non fatto è di mancare di precisione, vizio che ben debbe schivarsi nel Dizionario del Casali, il quale può rimirarsi siccome una storia compiuta de' Regii Stati, ovvero il fonte almeno da cui debbasi trarre una volta la compilazione della storia di questa ridente regione d'Italia; libro di cui manchiamo, se si desidera per ogni maniera eguale alle istorie di altre nazioni.

Queste idee si affacciano agevolmente leggendo nel fascicolo XII del mentovato Dizionario ciò che dice il Compilatore intorno al luogo o comune di Castell'Alfero; tosto che vedesi avere il Casalis ed errato e fallito nel descrivere, ed avere fatto lungo a cenni biografici che non hanno col sito descritto un'aperta relazione; e dove poi volle l'Autore lodare, lo abbia fatto tacendo ciò che, pel giudizio dello stesso Autore su alcune cose o persone narrate o ricordate, pareva da con dovere essere taciuto.
A rettificazione perciò, e non altrimenti per alcun desiderio di fare ingiuria o danno a veruno conviene avvertire:

1°. Che erra il Casalis nel dire, che la più gran parte ed anche la più feconda del territorio di Castell'Alfero è divisa fra possidenti forestieri dopo la soppressione dei conventi, mentre tale divisione si opera solo oggi giorno nel senso del compilatore col passeggio a nobilissimi congiunti dell'eccellentissimo Luigi Amico ,ultimo Conte di Castell'Alfero, del di lui ingente patrimonio vincolato a primogeniture posseduto nel territorio di quel luogo: circostanza questa di greve peso, non solo per far meglio assoluta d'or innanzi la conseguenza che da tali estranei possidenti ne deduce il Casalis, ma ben più perché è debito d'uno storico minuto e locale di accennare la condizione preesistita delle proprietà, tanto più quando essa fu, siccome lo erano i beni dei conventi, sottoposta alla legge dell'inalienabilità.

2°. Che poco conto fa il Casalis del magnifico castello o palazzo che ivi si trova, siccome alta quercia in mezzo ad arboscelli, a' quali pare non poter ergere veruna cima che quella agguagli: la mole che appresenta tale edifizio, il buon gusto e la bella architettura su cui fu innalzato, gli alti muri che ne sostengono il giardino, riescito meno vasto per cortili che circondano il castello, i terrazzi e gli atrii che porgonsi innanzi, i busti marmorei che adornano e l'ingresso ed il primo farsi entro in tale abitazione, le gallerie interne, e l'alta armonia di ampio palazzo, poteva ben descriversi, quando all'Autore non fu ignoto essere stato annullato un pozzo, trovaci in Castell'Alfero una statua di non ragguardevole merito, sorgere in colle vicino una villetta di poco conto! Ma di più non pareva forse anche debito dello storico il dire più precisamente, che tale palazzo o castello si trova là dove ergevasi l'antico castrum, surrogato, come il felice andare de' tempi voleva, da un edifizio non ostile, ma ospitale, non ricordevole di fazioni, ma di armonia, non di guai o timori, ma di securità e di benefizii per tutti senza riserva i popolani di Castell'Alfero! Pareva bene che potesse dirsi, che tale vaga costruttura fu l'idea e l'opera del Conte Bartolommeo di Castell'Alfero, architetto per amore e piacere proprio, il quale, ritiratosi poco oltre la metà del secolo scorso dalle cose pubbliche in Torino, versava il suo danaro nell'impiegare le breccia dei vassalli onde alleviarne i disagi! Poteva ben dirsi, che tale castello ergevasi ad un tempo del grandioso seminario e delle sacrestie del duomo d'Asti, di quali opere fu direttore il predetto Conte Bartolommeo, amicissimo egli dell'esimio Vescovo astese Caisotti, e chiamato mai sempre nelle opere cui bisognava tale mente che alto intendesse!

3°. Che, non senza contendere all'abate Casalis come il nome di Castell'Alfero possa agevolmente essere scambiato in Castell'Alfieri, tratto argomento dacché Oggerio Alfieri ne è dichiarato il ristauratore, ed anche perché i De Alferiis abbiano potuto tentare l'esercizio di alcuni diritti signorili in tale luogo; abbia però errato il Casalis nello stendere il suo articolo, come se gli Alfieri abbianvi avuta certa signoria; e mostrando d'ignorare come mai veggasi il luogo suddetto nelle carte antiche, per non dire delle recenti, denominato Castell'Alfieri a vece di Castell'Alfero, denominazione quest'ultima che può vedersi data a tale castello per l'ufficio cui è da presumersi fosse destinato, cioè, che stando il colle su cui quello s'innalza a cavaliere della valle di versa, confine dell'astese repubblica col Monferrato, ivi pure sorgesse la prima insegna dell'astese signoria.

4°. Che perciò non constando di esercita signoria sul luogo di Castell'Alfero, né di origine da esso luogo, né di nome eguale nella nobilissima casa Alfieri, sia agevole il vedere, senza però contendere né punto né poco la verità dei cenni biografici dati dal Casalis della chiarissima stirpe degli Alfieri, che tai cenni trovinsi fuori di luogo; quando poi certamente o non sarebbe già mancata per lo avanti, o fosse per rappresentarsi in poi sede più ragionata all'illustre compilatore di fare omaggio ad una stirpe, la quale pur tuttora mantiene viva la memoria delle chiare gesta di molti e generosi antenati: sede vuolsi dire più ragionata, perocché almeno convien ad un geografo, nel narrare le cose e nel lodare le persone, parlare di cose o di persone che s'attacchino per così dire al sito che è descritto: il che ben per debito di verità e di precisione agevolmente poteva farsi dal Casalis parlando della famiglia Amico, che di popolana salì per meriti all'onore di avere in signoria il proprio sito natale; e ciò tanto più poteva notare l'autore, il quale non pretermise, ma tenne conto di altre famiglie originarie di Castell'Alfero: il che se fu fatto allo scopo eziandio di recare illustrazione a quel sito, e non per altro ufficio soltanto, nel primo aspetto gli è ben lecito damandare perché tacque il Casalis, come il primo Alessandro Amico divenne Conte di Castell'Alfero pell'avuto governo delle finanze dello stato, siccome Controllore Generale nella fresca età di 40 anni; che fu di lui la creazione del Consiglio di Finanze; che lo stesso Amico ebbe in feudo altresì i luoghi di Quarto e Portacomaro? Perché tacque del figlio dell'Alessandro, Bartolommeo, Consigliere di Stato e Referendario con segnatura; di altro Alessandro Gentiluomo della Casa Reale; del già nominato Conte Bartolommeo Decurione Vicario di Torino, compilatore dei bandi campestri di tale città? Perché tacque di un Cavaliere di Castell'Alfero Gran Croce, Governatore di Bard e d'Ivrea nelle guerre italiche del Re Carlo Emanuele? Perché dell'ultimo Conte Luigi non disse il Casalis altresì, come egli fu Ministro plenipotenziario presso varie Corti principali d'Europa, e come nei tempi difficili della Monarchia Sabauda, lasciando e beni e famiglia, durò ne servizio del suo Re in lontane regioni? In quali tristi tempi mosse a danno dei Castell'Alfero le braccia di quei popolani, si riescì (siccome altresì accenna l'Autore), se non perché tal poco di non spenta gratitudine in taluno ancora volgevasi, ad impedire maggiori conseguenze della pur pure svegliata cupidità della fortuna dei loro benefattori.

Se non che volendosi parimente parlare di Professori, fra gli Amico poteva ben lodarsi od accennarsi il P. Bartolommeo della Compagnia di Gesù, fratello del primo Alessandro Lettore di filosofia e teologia in Napoli nell'anno 1622 al 1643, autore di quattro opere intorno alla filosofia aristotelica.

Se non che volendo parlare di viventi, domanderassi come ignorò il Casalis in quale maniera l'eccellentissima vedova del Conte Luigi di Castell'Alfero benefichi quel comune dove fa continua stanza, consumi ivi gli avanzi a lei donati del pingue retaggio dell'illustre consorte? Cioè, come precipuamente ignorò il Casalis, l'ivi eretta Scuola pelle fanciulle, istituzione nei villaggi meglio utile delle s cuole pei maschi, soliti questi a smemorare volgendo alla zappa, né chiamati a dare essi la prima educazione reli giosa alla prole; come ignorò i doni fatti alla parrocchia di molte e ricche suppellettili, e come stiasi edificando la casa nuova parrocchiale con denaro di tanta benefattrice, la cui restituzione pel comune senza usure è riman data a tempo lontano e spicciolata, volendo qui la santa carità della nobilissima Dama che si taccia di benefici non visti, ma sentiti da più di quei popolani, e da taluni nei loro studi, ed anche nelle loro vicende?

Giovino queste avvertenze all'esimio abate Casalis, cui bella fama è per toccare dalla sua opera, a porlo in guardia in poi dal ricevere notizie su qualche luogo ch'egli crede di dover descrivere, ma non noto all'alta sua mente, solita a rivolgersi a cose più severe, senza chiarirsi bene se le notizie siano precise e compiute, sia per ciò che a lui è detto, come anche per ciò che a lui è taciuto.

A. C.


 


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