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Profilo di Don Luigi Fiora 17/7/2006

Profilo di Don Luigi Fiora letto nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, in occasione della sua sepoltura, dal Direttore Don Isoardi.

All’alba di lunedì 24 aprile 2006 iniziava la celebrazione della Pasqua senza tramonto del nostro caro confratello don Luigi Fiora; con 91 anni e dieci mesi di intensa esistenza vissuta con Don Bosco, era uno dei patriarchi della nostra Ispettoria e uno dei membri anziani della nostra Comunità.
In una pagina autobiografica scritta anni fa Don Fiora ricordava: «Sono entrato a Valdocco il 30 settembre 1926 come studente, per volere di mio padre ma senza alcuna intenzione di diventare sacerdote salesiano».
In quegli anni a Valdocco si respirava un clima di incontenibile giubilo perché si sentiva ormai prossima la beatificazione di Don Bosco. 
C’erano ancora alcuni Salesiani superstiti che lo avevano conosciuto personalmente e che trasmettevano gioia a tutti per l’evento che si avvicinava.
Tale atmosfera influì decisamente sul dodicenne Luigi il quale, nella sua vecchiaia, così ricordava quei tempi: «Ho trascorso quattro anni fortunati all’Oratorio, vera “età dei giorni felici”. Sono stato conquistato alla vita salesiana da un ambiente ideale di intensa vita religiosa, di grande familiarità, di costruttiva e gioiosa formazione giovanile. Non mi fu più possibile staccarmene. E fui salesiano».
Ricordava con nostalgia un episodio significativo: «Alla festa onomastica di Don Rinaldi, nel 1930, lessi il componimento di circostanza... Il direttore Don Colombo sussurrò a Don Rinaldi, il terzo successore di Don Bosco: “Questo ragazzo ha fatto domanda per il noviziato”. Don Rinaldi mi guardò e tagliò una fetta di torta dicendomi: “Se vai in noviziato, te ne do una fetta più grossa”. Ora, dopo tanti anni, mi accorgo di aver ricevuto una fetta veramente più grossa».
Come novizio maturò il senso della sua appartenenza a Don Bosco e nel 1937, a Valsalice, fece la sua professione definitiva da salesiano.
Dotato di un’intelligenza brillante, compie alla Gregoriana gli studi teologici che conclude con la licenza in Sacra Teologia e, a Roma, nella basilica del Sacro Cuore, il 23 marzo 1943, venne consacrato Sacerdote.
Già prima, nel 1941, si era laureato in Lettere presso l’Università di Torino.
Da sacerdote incomincia per Don Fiora un lungo periodo di servizio in delicati e importanti compiti di animazione.
La casa Rebaudengo lo ha come direttore per sei anni, poi è direttore a Roma nella storica opera del Sacro Cuore in Via Marsala.
Viene in seguito scelto come Ispettore nella Ispettoria Romana: dal 1956 al 1962 serve i confratelli con saggezza paterna e paziente intelligenza. Sarà sempre ricordato come superiore amico, dal consiglio prudente e fraterno, dal tratto entusiasta e signorile, competente e amorevole verso tutti.
Poi ritorna in Piemonte e la casa di Valsalice, ricca di memorie salesiane, l’avrà direttore dal 1962 al 1965.
Don Fiora è ormai maturo per compiti ancor più importanti. Viene infatti eletto come Consigliere Generale per gli apostolati sociali e, in seguito, Consigliere Regionale per l’Italia e il Medio Oriente.
A questo punto l’allora Rettor Maggiore Don Egidio Viganò gli affida l’incarico di Procuratore Generale della Congregazione presso la Santa Sede, al tempo stesso ricopre la carica di Postulatore Generale per le cause dei Santi. Sono mansioni di assoluta fiducia che Don Fiora svolge con esattezza ed estrema semplicità.
Così si esprime un salesiano che lo ha conosciuto da vicino: «Svolgeva il suo lavoro con vero spirito di servizio, espressione di un amore profondo che aveva per Don Bosco e la Congregazione». 
Nei quattordici anni di servizio ha seguito numerosi processi di beatificazione e canonizzazione, con quella metodicità costante e appassionata che sempre lo distinse.
Inoltre egli curò una documentata pubblicazione su Mamma Margherita e ne promosse la causa anche se non era più Postulatore Generale.
Non nascondeva la sua soddisfazione per l’apporto da lui offerto alla causa del Beato Luigi Variara da Viarigi d’Asti.
Questo a dire che Don Fiora seppe cogliere i segni e il carisma della santità nella Famiglia Salesiana, come dimostrano i suoi numerosi scritti e pubblicazioni.
Il nostro caro confratello si sentì, sempre intimamente legato a Valdocco.
Quando fu necessario il ricovero alla Casa di Cura “Beltrami” toccò a me l’incarico di portarlo in macchina. 
Ricordo ancora le lacrime che versò fissando la Basilica di Maria Ausiliatrice e mi fece promettere che un giorno l’avrei riportato a Valdocco ove era nata la sua vocazione salesiana.
Pur nella tristezza di quest’ora sono contento di aver esaudito l’estremo suo desiderio.
Ci inchiniamo riverenti e commossi di fronte a questo degnissimo figlio di Don Bosco, uno di quei grandi salesiani che hanno scritto pagine di fedeltà e di gloria di cui noi siamo fieri. 
Lungo l’intero arco della sua non breve esistenza servì ed amò con vera passione di figlio la Chiesa e la Congregazione.
Mentre porgiamo ai parenti i sensi della nostra più viva solidarietà, li ringraziamo per il dono che un giorno lontano i genitori di Luigi fecero offrendolo generosamente alla Famiglia Salesiana.

Don Giancarlo Isoardi
Direttore


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tratto dal Giornalino Parrocchiale di Castell’Alfero Comunità in Cammino n° 2 - 2006



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