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La Famiglia Amico 21/1/2006

Lo stemma araldico della Famiglia Amico è uno scudo argenteo con tre uccelli neri, sovrastato da un anello di fede in campo azzurro; il motto USQUE AD CINERES significa l'amicizia sino alla morte.

Il Comune di Castell'Alfero ha conservato lo stesso stemma, il quale sovrasta la nicchia della parte centrale della facciata del castello.

La Famiglia Amico ha origini astigiane non nobili, il primo membro che nobilitò la casata fu Alessandro.

Alessandro Amico (26 novembre 1599 - 8 gennaio 1648), che era il Controllore delle finanze della casa Sabauda, acquistò dal conte Germonio il feudo di Castell'Alfero il 18 aprile 1640; fu investito dello stesso feudo e dei feudi di Quarto e di Portacomaro il 7 aprile 1643. Il 2 dicembre 1667 fu investito del feudo castellalferese Bartolomeo Amico, figlio di Alessandro, che morì il 29 maggio 1679. Questi era referendario di stato e sposò in prime nozze nel 1668 Angela Scarampi di Roccaverano ed successivamente Vittoria Margherita Solaro della Margherita, dalla quale ebbe sei figli. Il 10 marzo 1699 vi fu l'investitura di Alessandro Ignazio Francesco, figlio primogenito di Bartolomeo nato nel 1670, che resse il feudo sino alla morte avvenuta il 14 gennaio 1734. Fu durante la sua signoria che il castello fu profondamente modificato e prese l'attuale forma, attorno al 1730 su disegno di Benedetto Alfieri. Egli si sposò il 23 gennaio 1698 con Barbara Amedea Birago di Vische; la sua secondogenita Delfina, sposerà il cavaliere Carlo Giovanni Battista Avogadro di Casanova. Il 9 marzo 1741 viene investito dal Re di Sardegna il quarto conte di Castell'Alfero, Bartolomeo Giuseppe Antonio, figlio di Alessandro Ignazio; questi prese in sposa Clara Maria Francesca Fornaca di Sessant e poi, in seconde nozze nel 1757, Felicita Saluzzo di Paesana, componente di una ricca e potente famiglia sabauda. Bartolomeo Giuseppe fu sindaco di Torino l'anno 1751, sindaco di Villafranca nel 1765, morì il 9 novembre 1782. 

 

Nel 1751 muore all'età di 80 anni Giuseppe Amico, Cadetto della famiglia intraprese la carriera militare e fu colonnello d'artiglieria, generale di battaglia, tenente generale e Governatore di Ivrea; fu il comandante delle artiglierie durante l'assedio di Torino nel 1706. Gli affreschi del Salone Rosso del castello di Castell'Alfero furono voluti da lui. Il 2 agosto 1783 vi fu l'investitura dell'ultimo conte Amico, Paolo Gioachino Carlo Luigi, figlio di Bartolomeo Giuseppe e Felicita. Egli sposò il 25 luglio 1786 Paola Gabriella Perrone San Martino. Il quinto conte Amico nel 1786 fu nominato ministro plenipotenziario a Napoli, successivamente anche a Vienna nel 1794 ed infine a Berlino nel 1799. All'inizio dell'ottocento, durante l'era napoleonica, fu ciambellano di corte di Paolina Borghese, sorella di Napoleone Bonaparte. Nel periodo post-napoleonico della Restaurazione venne nuovamente nominato ministro a Berlino; nel 1818 diventò ministro di stato a Vienna e l'anno successivo fu trasferito a Firenze sempre con l'incarico di ministro. Il 17 maggio 1832 il conte morì nella stessa Firenze senza discendenti; venne tumulato nella chiesa di San Marco in Firenze dove ancora oggi questa lapide lo ricorda.

Gli Amico di Castell'Alfero si estinsero definitivamente nel 1866 con due diplomatici, uno a Napoli ed uno a Firenze. Il castello passò successivamente alla Famiglia degli Arborio Mella, dopo lunghissime battaglie legali, nel 1896.

Durante la loro dinastia gli Amico siglarono varie alleanze, suggellate spesso da matrimoni, con molte famiglie nobili, fra cui gli Scarampi, i Biraghi, gli Avogadro, i Saluzzo ed i Perrone.

Alcuni membri della famiglia Amico, anch'essi di origini astigiane, diedero vita alla dinastia degli Amico di Cherasco, che si divise poi in due rami distinti: - Conti di Torre Bormida (Cuneo), estinti, con capostipite l'avvocato Ignazio, investito del feudo nel 1783 - Conti di Meana (Torino), viventi, con capostipite nobile Tomaso che nel 1791 fu investito del feudo di Meana con San Bartolomeo. Questa linea prosegue attualmente con Franz Tomaso (nato nel 1908 a Firenze), ufficiale di cavalleria ed i suoi figli Giovanni, Maria Antonietta e Carla Maria.    

 

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Bibliografia: 
- MALFATTO Venanzio - Asti, antiche e nobili casate - (da cui è tratto il disegno dello stemma) 
- VERGANO Lodovico - Paesi del Monferrato cenni storici, volume 2° - VERGANO Lodovico - Tra castelli e torri nella provincia di Asti - 1962



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