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Giuseppe Amico e l'assedio di Torino 1706 16/9/2006

A Torino, presso il Centro Incontri della Regione Piemonte, Corso Stati Uniti 23, si svolgerà venerdì 29 e sabato 30 settembre un Convegno dal titolo TORINO 1706 - L’ALBA DI UN REGNO - memorie ed attualità dell’assedio di torino del 1706, tra spirito europeo ed identità “regionale”.

Il convegno si svolge in occasione del tricentenario dell’assedio di Torino, risoltosi il 7 settembre 1706 con la vittoria dei Savoia sui francesi.
L’ingresso è gratuito.

Fra i relatori del Convegno compare il castellalferese Claudio Di Lascio, bibliotecario e ricercatore di storia e cultura locale.
Il suo intervento si terrà sabato 30 settembre presso la Sala Stampa, alle ore 10.20 circa, sul tema: IL DESTINO DI UN CADETTO. GIUSEPPE AMICO DI CASTELLALFERO DALLE ARTI DELLA GUERRA A FAUTORE DELLE ARTI.

Giuseppe Amico (1672-1751) della nobile famiglia dei conti di Castellalfero, quarto di sei figli, zelante soldato al servizio del suo principe, è tra i principali protagonisti delle battaglie che scandirono le guerre di Successione spagnola.
Già distintosi a Verrua, Luogotenente colonnello d’artiglieria nell’assedio della capitale - direttamente subordinato allo zio, il generale Solaro della Margarita - lega il suo nome a molti eventi bellici ma soprattutto all’episodio di Pietro Micca.
Nel 1714, su mandato di Vittorio Amedeo II, rileva le coste siciliane per verificare lo stato di fortificazioni, località litoranee e attività economiche connesse lasciando numerose relazioni e una poderosa cartografia che un tempo ritenuta dispersa è qui parzialmente ricostruita.
Commendatore mauriziano di San Marco di Chivasso, Cavaliere mauriziano di Gran Croce, Governatore di Ivrea e Tenente generale, nonostante l’esclusione per nascita dal ricchissimo patrimonio fondiario famigliare, promuove la trasformazione del castello avìto di Castell’Alfero in villa comitale e restaura la cappella patronale torinese in S. Francesco d’Assisi a Torino incaricando artisti operanti a corte e nelle residenze reali: Bernardo Vittone, Giovanna Battista Clementi, Carlo Giuseppe Plura, Stefano Maria Clemente, Mattia Franceschini e il grande Girolamo Mengozzi.


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Per info:
Associazione TORINO 1706-2006 tel. 011 5601786 - 335 5785664
www.torino1706.it
torino1706@tiscali.it

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L’ASSEDIO E LA BATTAGLIA DI TORINO
Nel 1706, la Guerra per la Successione al trono di Spagna si trascina ormai da 5 anni e l’Europa Occidentale è percorsa da eserciti che la insanguano con cruente battaglie e lunghi assedi.
Da tempo il Re Sole tenta di liberare il fianco sud del suo schieramento togliendo di mezzo il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II e, negli anni precedenti, ha via via espugnato città e fortezze del Ducato.
Ormai solo più la Capitale, Torino, gli sbarra la strada.
E così, nella primavera di quell’anno, un potente esercito varca le Alpi e, ai primi di maggio, pone la Città sotto assedio.
Ben presto l’ostinata resistenza degli assediati (truppe sabaude e imperiali e cittadini torinesi) delude le rosee speranze dell’esercito gallo-ispano.
Tutti i tentativi di penetrare nella Città e nella sua munita Cittadella sono sanguinosamente respinti, mentre il Duca, sfuggendo all’assedio, tormenta le retrovie ed ostacola le comunicazioni.
Intanto, in Trentino si forma un’armata imperiale di soccorso che, sotto il comando del Principe Eugenio di Savoia-Soissons, a tappe forzate attraversa la pianura Padana, eludendo i tentativi francesi di bloccarlo.
Ai primi di settembre l’esercito di Eugenio si ricongiunge con le esigue forze di Vittorio Amedeo e, il 7, investe gli assedianti alle porte di Torino mettendoli in rotta.
Gli orgogliosi disegni di Luigi XIV vengono così frustrati: la Francia non oserà più tentare operazioni belliche a sud delle Alpi per tutti gli anni che mancano alla fine del conflitto.
La pace di Utrecht porta al Duca i frutti dell’impegno suo e di tutto il suo popolo, che ha affrontato a piè fermo pericoli e disagi.
Nasce un regno, esteso su nuovi territori, che il nuovo Re consolida con una serie di iniziative di avanguardia.



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