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Giuseppe Amico 4/2/2007

Giuseppe Amico di Castellalfero
generale, governatore (Torino 22 mar 1673 - 28 gen 1751)

Il cavaliere Giuseppe Amico nacque a Torino il 22 marzo 1672 da Bartolomeo e Vittoria Margherita Solaro della Margarita, quarto di sei figli, cadetto, dunque, senza possibilità di ereditare i diritti feudali a causa dei vincoli di primogenitura imposti nel 1643 da Alessandro Amico primo conte di Castellalfero.
Ciò non sarà affatto un limite per la sua affermazione.
Figura rilevante nell'esercito del Duca e poi Re Vittorio Amedeo II di Savoia, quasi del tutto ignoto alla storiografia piemontese, Giuseppe Amico ebbe cariche civili e militari che gli consentiranno di imporsi nella famiglia improntandone profondamente la memoria e le realizzazioni edilizie civili e religiose.
La sua carriera brillantissima è così scandita: Luogotenente colonnello d'artiglieria (1704), Colonnello d'artiglieria (1707), Commendatore mauriziano di San Marco di Chivasso (1715-1740), Generale di battaglia (1719), Governatore della Città e Provincia di Ivrea dal 1727 al 1733, Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1730), Tenente generale (1734).
Nel 1704-05 si batté valorosamente nell'infausto assedio di Verrua guadagnando i favori del sovrano mentre nel 1706 fu nell'assedio di Torino difesa dai francesi, secondo solo allo zio, il generale Giuseppe Maria Solaro della Margarita comandante dell'artiglieria della Cittadella.
Nelle operazioni di difesa della città il cadetto ebbe modo di mettersi in luce più volte e la notte del 29 agosto 1706 legò il suo nome a quello di Pietro Micca nel notissimo episodio dell'esplosione nella galleria alta della Mezzaluna del Soccorsa.
Una supplica della vedova Micca ben illustra le incertezze accorse nella ricostruzione dei fatti che resero celebre il minatore di Andorno.
Terminate le gravose incombenze della guerra con i francesi, nel 1713 Giuseppe venne chiamato da Vittorio Amedeo II° a sovrintendere al rilievo delle coste siciliane a seguito del recente acquisto della sovranità sull'isola, operazione necessaria a scopi strategico - difensivi per verificare lo stato delle fortificazioni, delle località litoranee e delle attività economiche connesse.
Egli condusse la campagna topografica tra il gennaio e l'aprile 1714 con l'assistenza del primo commesso d'artiglieria Francesco Gagnoli, eseguendo un periplo completo dell'isola a bordo di uno scafo appositamente predisposto.
La scrupolosa quanto interessante relazione che oggi è ancora disponibile venne accompagnata da un preziosissimo rilievo cartografico delle coste andato purtroppo disperso. La competenza e la puntualità applicate ai suoi doveri gli valsero l'incarico della redazione di altri due inventari sulle fortificazioni dei litorali e sul loro contenuto e perfino il Gran Maestro di Malta richiese al viceré siciliano i servizi del Castellalfero per studiare le fortificazioni di quell'isola e prenderne rimedi, ma senza buon esito.
La presenza del cadetto Amico in Sicilia è documentata fino ai primi mesi del 1715; nel settembre di quell'anno egli ritornò nella capitale investito del titolo di Commendatore mauriziano di San Marco, titolo che reggerà fino al 1740.
Tra il 1741 e fino alla sua morte, Giuseppe dovette avere un ruolo non secondario nella soluzione delle esigenze di rappresentanza della famiglia, commissionando le opere del cosiddetto Salone Rosso se non addirittura l'intera trasformazione dell'antico castello di Castell'Alfero in villa comitale, ora palazzo comunale, il cui artefice fu il fratello, il conte Bartolomeo Giuseppe, architetto paesaggista.
Gli affreschi del Salone Rosso ben simboleggiano meriti e attività della famiglia ma soprattutto le imprese belliche e i titoli del cavaliere Giuseppe.
Altro intervento di rilievo il cadetto compì sulla cappella del SS. Crocefisso nella chiesa torinese di S. Francesco d'Assisi (dal 1636 altare di patronato della famiglia) che nel 1750 venne restaurata e munificamente dotata di opere d'arte in una splendida cornice architettonica affidata al celebre Bernardo Vittone.
Fu l'ultima opera del cavaliere Amico, morì infatti il 28 gennaio 1751 all'età di 78 anni, sepolto nella sua cappella appena ultimata.

In una lettera di supplica al duca Vittorio Amedeo II°, il Conte di Cavoretto, per conto di Maria Catterina Bonino vedova di Pietro Micca, chiede un sussidio reso necessario a seguito della tragica scomparsa del marito e ricorda al sovrano che "(...) il cav. Castel Alfieri le ha sempre fatto sperare che dalla clemenza di VA.R. sarebbe stata ricompensata la morte generosa del suo marito (...)” "poiché "(...) ritrovandosi Pietro Micca al Servizio di VA.R. e nella Compagnia de' Minadori, si è presentata occasione che li neiìci francesi già avevano guadagnato la porta d'una mina con gran disavvantaggio della Cittadella, fu comandato del cav. Castel Alfieri, colonnello del battaglione dell'Artiglieria, oppure invitato dalla generosità del suo animo a portarsi a dare il fuoco a detta mina, non ostante l'evidente pericolo di sua vita, (...)".


 

Maria Giovanna Battista Bussano detta "La Clementina" (1692-1761), Ritratto del cavaliere Giuseppe Amico di Castellalfero in tenuta da generale di Artiglieria, anno 1740 circa, olio su tela, 205 x 122 cm, Museo Civico e Pinacoteca di Asti  (per gentile concessione)

 

testi di Claudio di Lascio, tratti dal Calendario Comunale di Castell'Alfero 2005



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