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Bonaventura Rapiccia 11/2/2007

Bonaventura Rapiccia
Frate minore osservante (notizie nel periodo 1589-1594)

Le origini (ignorando tuttora il nome secolare) si collocano lì dove orgogliosamente dichiara di appartenere sul frontespizio delle sua opere: "Asteggiano di "Castel Alfero", di un paese non ancora infeudato, libero comune sotto la giurisdizione di Asti nei domini sabaudi.
Francescano dell'Ordine dei Minori Osservanti, dotto rubricista, celebre moralista ed esperto di canto gregoriano, originario di Castell'Alfero si stabilì a Casale Monferrato nel convento di S. Antonio Abate.
Ben Inserito e stimato nell'ambito accademico e letterario locale, dal 1585 nel Collegio cittadino, scrisse opere teologiche e musicali.
Tra queste, una risulta dispersa (Dimostrazioni e fondamenti sopra dei quali si appoggia la verità della nostra cattolica religione), mentre altre due sono pervenute fino a noi. La prima "Dialoghi due del reverendo Padre F. Bonaventura Rapiccia di Castel Alfero dell'ordine de' Minori osservanti di S. Francesco. Dialogo primo nel quale si tratta principalmente dell'usura" (Trino, Bernardo Grasso, 1589), presenta una dedica d'occasione a Baldassarre Cornaglia e versi vari in sua lode tra cui quelli del celebre Stefano Guazzo, Accademico degli Illustrati di Casale.
Più fama dovette dargli invece Dialogo del reverendo P. Bonaventura Rapiccia Da Castel Alfero Asteggiano de Minori Osservanti; nel qual si tratta di alcune Rubriche del Breviario, e del Messale. con dichiarationi copiose del Canto piano, (Vercelli. Francesco Bonati, 1592; infine Venezia, Giacomo Vincenti, 1594) con dedica dell’autore a suor Margherita Natta, superiora del monastero di S. Bartolomeo in Casale.
L'opera del 1589 si colloca in una Casale decadente, non più capitale del Monferrato. oppressa dal dominio ducale dei Gonzaga che proprio in quell’anno avviano l’erezione di una formidabile e imprendibile cittadella pentagonale.
Rapiccia si scaglia contro la pratica ebraica del prestito di denaro ed il Dialogo primo rappresenta probabilmente la risposta alle concessioni ducali dell'anno precedente (Bolla di Vincenzo II° Gonzaga del 5 aprile 1588), nelle quali il principe mantovano conferma agli ebrei di Casale la concessione di tenere banchi a prestito), rinforzando le ragioni dell'intolleranza verso la numerosa ed autonoma comunità ebraica casalese.
L'opera del 1592-94, contenente tra l'altro le "Dichiarationi copiose del canto piano” ossia un breve trattato di canto gregoriano, costituisce un unicum per l’ambito astigiano-monferrino (non troppo prolifico in verità di edizioni musicali) ed è meritevole di un’attenta analisi per le interessanti correlazioni tra invenzione ed esecuzione musicale del tempo.
Dopo queste fatiche di Bonaventura Rapiccia non rimarrà traccia nella società e nella chiesa casalese.

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testi di Claudio Di Lascio tratti dal Calendario Comunale di Castell'Alfero 2005



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