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Carlo Luigi Amico di Castellalfero 21/2/2007

Carlo Luigi Amico di Castellalfero
ambasciatore (Asti, 4 luglio 1758 - Firenze, 17 maggio 1832)

Per nessun altro cittadino di Castell'Alfero, come fu per Carlo Luigi Amico, lo scandire della vita e degli incarichi si è intrecciato con le ragioni della storia.
Carlo Luigi nacque il 4 luglio 1758 nel palazzo di famiglia di Asti, da Bartolomeo Giuseppe Antonio e Maria Felicita Saluzzo di Paesana.
Unico figlio maschio, Carlo Luigi venne avviato agli studi nell'Accademia Reale di Torino, conseguendo il Magistero nelle Arti liberali (facoltà ad indirizzo letterario - umanistico fondata nel 1729) nell'Università torinese.
Nell'arte diplomatica Carlo Luigi si perfezionò a corte, prima come gentiluomo di bocca onorario (1780) poi come gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo III°, non disdegnando di viaggiare nel nostro continente (Germania, Olanda, Inghilterra, Francia) raccogliendo preziose esperienze utili per il primo importante incarico quale Ministro plenipotenziario a Berlino (1782) a soli 24 anni.
La sua sete di conoscenza non dovette placarsi dal momento che all'inizio del soggiorno berlinese si immatricolò nella Facoltà di Filosofia della rinomata Università di Göttingen, posta a pochi chilometri dalla capitale tedesca.
Sempre durante il soggiorno berlinese richiese il titolo mauriziano dell'Abito e Croce di giustizia, concesso nel luglio 1783 dopo lungo procedimento e consegna delle fondamentali "Prove di nobiltà".
Alla scomparsa del padre ricevette dal re l'investitura del feudo (agosto 1783) quale quinto conte di Castellalfero.
Le nozze di Carlo Luigi con l’avvenente Paola Gabriella, di ricchissima famiglia canavesana, maturarono certamente nello stretto rapporto istituzionale stabilito con il futura suocero, il potente Segretario degli Esteri conte Carlo Francesco Baldassarre Perrone di San Martino, dal quale in quel momento dipendevano i suoi incarichi.
La cerimonia fu celebrata in Torino il 9 agosto 1786 e la felice occasione fornì motivo per la commissione di un'opera al musicista astigiano Vincenzo Calderara: Cantata per la campagna, nelle faustissime nozze del signor Conte di Castellalfero.
La rilevanza dell'avvenimento era giustificata, non si univano infatti solo i due giovani, ma si stabiliva una forte alleanza tra due delle più autorevoli e facoltose famiglie del regno.
La carriera diplomatica di Carlo Luigi prosegui così favorita dal suocero che confermò la nomina di ministro plenipotenziario a Napoli nel novembre 1786.
Purtroppo la sorte non lo favorì negli affetti familiari: la prematura scomparsa nella capitale partenopea del primogenito Gennaro lo privò allora e per sempre di eredi diretti.
Da Napoli il conte seguì impotente lo svolgersi sempre più tumultuoso della Rivoluzione francese, impegnato in esili tessiture diplomatiche tra Austria e Francia mentre in Piemonte la guerra e l'occupazione napoleonica facevano sentire i loro pesanti effetti sul clero e sulle classi nobili: gli Amico dovettero sostenere un'imposizione di ben 40.000 lire.
Nel 1793 Carlo Luigi assunse nuovi incarichi nel continente: in quell'anno è inviato a Firenze per ottenere risorse finanziarie al posto dei contingenti militari promessi per combattere i francesi; nel maggio 1794 è a Vienna per ostacolare le mire annessionistiche austriache; dal marzo 1797 è a Monaco di Baviera e nell'ottobre 1798 a Berlino.
Nella capitale tedesca conseguì elogi e onorificenze che non evitarono il suo allontanamento, causato da presunti favoritismi verso il governo austriaco.
Alla scomparsa del suocero (1802), seguirono nello stesso funesto anno l'abdicazione del re e l'annessione del Piemonte al Consolato francese.
La minaccia del sequestro di tutti i beni e dell'arresto obbligarono il conte ad un esilio forzato in attesa di un provvedimento di amnistia (concesso dai francesi agli aristocratici che sarebbero rientrati in patria) che favorì il suo precipitoso rientro.
Nonostante il momento avverso il conte Amico restò fedele al suo sovrano e solo l'esplicito consenso del re in esilio gli consentì di sottoscrivere una dichiarazione di sottomissione che salvò il suo immenso patrimonio.
Le lusinghe dei francesi fecero breccia nella nobiltà piemontese e il cittadino Amico non fece eccezioni: nel 1808 divenne ciambellano della principessa Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone e consorte del nuovo governatore di Piemonte Camillo Borghese.
Nel 1810 a Parigi assistette con la consorte alle feste di matrimonio tra Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d'Austria e nel maggio 1813, proseguendo nell'ascesa ai ranghi della nuova nobiltà, divenne Cavaliere dell'Impero con il conferimento di un nuovo blasone che (invariato) è ancora oggi simbolo del nostro Comune.
Alla Restaurazione della monarchia il conte venne rapidamente reintegrato nei ranghi della diplomazia sarda con missione al Congresso di Vienna, ottenne l' alta onorificenza della Gran Croce dell'Ordine mauriziano (gennaio 1815) e venne ancora inviato a Berlino.
In quella che sarà l'ultima missione fu assegnato presso le corti di Toscana, Parma e Lucca, insediato nell'ambasciata di Firenze.
Riferimento sicuro per le corti europee, il Castellalfero fu descritto da Massimo D'Azeglio, che lo incontrò più volte, come "vecchio, cortese, rotto alla diplomazia e al mondo".
Poche sono le note significative del suo ultimo incarico, legate soprattutto ai buoni rapporti con il principe Carlo Alberto e al suo ruolo di garante dello "status quo" dello Stato sabaudo.
Più facilmente si ricordano di lui l'inconfondibile profilo, la straordinaria generosità e le opere filantropiche come la fondazione nel 1829 del "Lascito Amico", istituito per offrire aiuto in alimenti, vestiario e medicinali ai poveri del nostro paese.
Prima della sua scomparsa all'età di 74 anni, il re gli conferì l'ennesima onorificenza di Grande di Corona (1831), ultimo omaggio che il sovrano tributò al suo fedele suddito dall'esemplare e cinquantennale servizio.
Grandi furono gli onori alla sua morte il 17 maggio 1832 a Firenze, tumulato nella chiesa di S. Marco ove una lapide lo pone a perenne memoria.
L'affettuosa consorte gli sopravvisse fino al 2 gennaio 1844.
Si chiuse così l'avventura di una famiglia dalle antiche origini astigiane poi insediatasi nel nostro paese trovando qui definitiva consacrazione.

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testi di Claudio Di Lascio tratti dal Calendario Comunale di Castell'Alfero 2005



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