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Le onorificenze del conte Carlo Luigi Amico 15/2/2008

Le onorificenze del conte Carlo Luigi Amico di Castellalfero
(1758-1832)


Domenica 17 maggio 1832 muore a Firenze Vincenzo Luigi Carlo Maria Paolo Gioacchino Amico di Castellalfero, Grande di Corona, Ministro di Stato, Gentiluomo di camera, Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario alle corti di Toscana e Lucca. Verrà sepolto nella chiesa di San Marco a Firenze ove una lapide ne ricorda ancora oggi i meriti. Sua moglie, la contessa Gabriella Perrone di San Martino, dopo aver seguito gli indirizzi filantropici maritali e collaborato alla fondazione della Cassa di Risparmio di Asti, gli sopravvivrà fino al 1844.

Nato ad Asti il 4 marzo 1758, durante la sua lunga carriera durata ben 50 anni al servizio di cinque re di Sardegna, il conte di Castellalfero ebbe numerose onorificenze conferite dai sovrani sabaudi e dai governi presso i quali fu accreditato.
Tra queste si ricordano: l'incarico di Gentiluomo di bocca onorario alla corte di Vittorio Amedeo III; l'Abito e Croce di Giustizia dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1782) e la Gran Croce dello stesso Ordine (1815) analogamente al prozio cavalier Giuseppe Amico.
Durante l'occupazione francese ebbe titolo (1808) di Ciambellano della principessa Paolina Borghese (sorella di Napoleone Bonaparte e moglie del Governatore del Piemonte il principe romano Camillo Borghese, padrino di battesimo di Camillo Cavour); sempre Napoleone gli conferì il titolo di Cavaliere dell'Ordine imperiale della Riunione (1813).
Negli incarichi presso le corti europee ebbe il Reale Ordine dell'Aquila Rossa di Prussia (Preußische Rothe AdIer-Orden); il Merito civile della Corona di Baviera (Bayerische Kronenorden); l'Ordine del Leone Palatino (Pfälzischen Löwenorden) e l'Ordine del Merito Civile e Militare sotto il titolo di San Giuseppe di Toscana.
Carlo Alberto gli assegnò infine il titolo di Grande di Corona (1818) per il suo lungo e fedelissimo servizio.

Il ritratto di Luigi Amico di Castellalfero attualmente collocato nell’ufficio del sindaco del castello di Castell’Alfero (databile al 1820 ca.), rappresenta il conte in livrea di ambasciatore con appuntate le più alte onorificenze: il collare con Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro [A], la stella del Reale Ordine dell'Aquila Rossa di Prussia [B] posta sopra la Croce dell'Ordine di San Giuseppe [C] a sua volta sormontante la stella di Commendatore della Corona di Baviera [D]. Comprensibilmente assente la stella a dodici raggi di Cavaliere dell'Impero napoleonico il cui Ordine fu abolito nel 1815.
Massimo d’Azeglio porge una colorita descrizione del Castellalfero (conosciuto in casa della contessa Luisa Stolberg d'Albany, ultima compagna di Vittorio Alfieri) e delle sue decorazioni in analogia al suo ritratto: “M’accosto a lui che, essendo sera di gala, portava il grand’uniforme di ministro, tutto ricamato, con gran cordoni e croci e patacche di brillanti”.

Assecondando una rara consuetudine, il Castellalfero connotò i propri ex-libris inserendo le onorificenze a corredo dell’arma di famiglia.
Della sua biblioteca, la documentazione superstite è tuttora conservata nella villa comitale di Castell’Alfero, oggi palazzo comunale.

 



LE ONORIFICENZE

[A] Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Abito e Croce di Giustizia e Gran Croce)

 


Fu creato nel 1434 con il nome di Ordine di San Maurizio da Amedeo VIII, primo duca di Savoia che se ne proclamerà Gran Maestro. Inizialmente trascurato dai membri della dinastia, venne rinnovato dal duca Emanuele Filiberto nel 1572 per incoraggiare i sudditi a resistere alla minaccia della riforma calvinista. Il papa Gregorio XIII confermò questo Ordine congiungendolo con quello di San Lazzaro e dandogli il definitivo titolo dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel 1816 il re Vittorio Emanuele I lo doterà di nuovi statuti che saranno in parte modificati da re Carlo Alberto con decreto del 9 dicembre 1832, assumendo lo scopo di ricompensa di meriti civili e militari. Il re di Sardegna regnante è il capo sovrano e gran maestro dell'ordine diviso in tre classi: Cavalieri di Gran Croce, Commendatori, Cavalieri di grazia e giustizia.


[B] Reale Ordine dell'Aquila Rossa di Prussia o Ordine dell'Aquila di Brandeburgo (Preußische Rothe Adler-Orden)

 


Giorgio Guglielmo (1678-1726), principe ereditario di Brandeburgo-Bayreutlr, lo creò il 17 novembre 1705 dandogli il nome di Aquila Rossa, figura presente nelle armi della Casa di Brandeburgo. Questa istituzione, chiamata in seguito anche Ordine della Sincerità, non ebbe statuti definitivi che nel 1712 subendo ancora modifiche nel 1734, 1759, 1777 e 1771. Secondo le lettere patenti del 12 giugno 1792, il re di Prussia, Federico Guglielmo II (1744-1797), se ne dichiarò Gran Maestro dichiarandolo di un rango inferiore all’Ordine dell’Aquila Nera. Inizialmente l’ordine si componeva di una sola classe di Cavalieri ma nel 1810 due altre classi furono aggiunte e una quarta ancora il 22 gennaio 1832. Più avanti nel tempo l'onorificenza fu destinata a compensare il merito e i servizi resi allo Stato.


[C] Ordine Civile e Militare del Merito sotto il titolo di San Giuseppe di Toscana

 


Venne fondato nel 1807 dal Granduca di Toscana Ferdinando III nel suo esilio di Würzburg mentre il Granducato era in piena occupazione francese e primo insignito fu proprio Napoleone. Venne confermato alla Restaurazione, a Firenze, il 10 agosto 1817, diviso in tre classi delle quali il granduca di Toscana era Gran Maestro: Gran Croci, Commendatori e Cavalieri (o piccole croci). Il titolo di cavaliere conferiva nobiltà personale, mentre con il grado di Commendatore o Gran Croce era conferita nobiltà ereditaria. L’insegna dell’Ordine è una croce a forma di stella a sei raggi biforcati e smaltati di bianco, pomati d’oro, accantonati da piccoli raggi rossi, caricata di uno scudetto ovale di smalto bianco listato di rosso recante l’immagine del Santo protettore contornata dal motto dell'Ordine: UBIQUE SIMILIS; sul verso le lettere S.J.F. ovvero Sancto Josepho Ferdinandus accompagnate dall'anno di fondazione. Il nastro è rosso listato di bianco.


[D] Ordine al Merito civile della Corona di Baviera (Bayerische Kronenorden)

 


Creato il 19 maggio 1808 da Massimiliano I° Giuseppe, re di Baviera (1756-1825), con lo scopo di onorare il merito civile e le virtù patriottiche, destinato soprattutto a ricompensare gli ufficiali protagonisti di molte battaglie con l’esercito napoleonico con il conferimento del diritto a una nobiltà personale. Il motto impresso sulla stella era VIRTUS ET HONOS. Gli statuti furono rivisti l’8 ottobre 1817. Capo sovrano e Gran Maestro era il re di Prussia regnante ed i membri dell’ordine erano divisi in tre classi: Gran Croce, Commendatori e Cavalieri.


Ordine del Leone del Palatinato (Pfälzischen Löwenorden)

Venne istituito da Carlo IV Filippo Teodoro (1724-1799), Elettore Palatino di Baviera, il 31 dicembre 1767 in occasione del suo 25mo anniversario di governo con lo scopo di ricompensare i servizi civili e militari resi allo Stato bavarese. I membri dovevano rigorosamente appartenere alla nobiltà formando una sola classe di Cavalieri. L’ordine fu abolito nel 1808 da re Massimiliano I° Giuseppe di Baviera sostituendolo con l’Ordine al Merito civile della Corona di Baviera.


Ordine imperiale della Riunione (Ordre impérial de la Réunion)

Napoleone I instaurò una nobiltà dell’Impero con lo scopo di creare un’elite stabile dotata di titolo nobiliare trasmissibile ai discendenti sulla falsariga dei titoli nobiliari già aboliti dalla Rivoluzione francese, amalgamando l’antica nobiltà con la borghesia rivoluzionaria. L’Ordine imperiale della Riunione venne costituito il 18 ottobre 1811 da Napoleone Bonaparte, destinato ai francesi e agli stranieri distintisi per particolari meriti acquisiti in attività civili e militari. Era suddiviso in tre classi: Grand croix, Commandeurs e Chevaliers. Un apposito Consiglio aveva il compito di stabilire l'arma dei nobili di nuova nomina.

Il 13 maggio 1813 il cittadino Carlo Luigi Amico fu insignito dell’ambito titolo di Cavaliere e conseguente conferimento di un nuovo blasone che - fatta eccezione per la pezza dei corvi “di nero” anziché “di sabbia” è oggi lo stemma del Comune di Castell’Alfero.
L’esatta descrizione del nuovo stemma del Castellalfero di derivazione imperiale è la seguente :
“Parti, au 1, d’argent à 3 corbeaux de sable, 2, 1, au comble d’azur chargé d’un annelet d’argent, sommé d’une foi du même; au 2, coupé: le 1, écartelé aux 1 et 4, losangé d’azur et d’or; aux 2 et 3, de gueules plein; le second, recoupé d’azur et d’argent. Champagne d’azur du tiers de l’écu, brochant sur le parti, chargée du signe des chevaliers de 1’Ordre impérial de la Réunion, qui est une étoile à douze rais d’or”.
Ovvero, secondo il Crollalanza: “Partito: al 1° d’argento a tre corvi di sabbia, col capo d’azzurro, carico di un anello d’argento cimato da una fede di carnagione; al 2° troncato; sopra: inquartato al 1 ° e 4° rombeggiato d’azzurro e d’oro, al 2° e 3° di rosso; sotto: ritroncato d’azzurro e d’argento il tutto sostenuto dalla campagna d’azzurro caricato del segno dei Cavalieri della Riunione”.

Solo due castellalferesi poterono fregiarsi di onorificenze emesse nel periodo napoleonico: il caporale Pietro Francesco Accomasso (Castell’Alfero, 1768 - Tolone, 1827) decorato con la Légion d’honneur (14 giugno 1804) e il conte di Castellalfero, il cui titolo era considerato meno importante di quello della Légion.


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Estratto da Fonti per la storia di Castell’Alfero a cura di Claudio Di Lascio



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