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Goria Gabriella 17/8/2008

Goria Gabriella Orsolina Giuseppina nacque a Castell’Alfero il 25 agosto 1901, in via Oggerio Alfieri da Luciano Ettore e Felicita Fontana.

Divenuta educatrice Gabriella Goria fu una figura cardine dell'Istituto Vittorio Alfieri, l’orfanotrofio maschile di Piazzale Giovanni Penna ad Asti.
Questo fu fondato nel 1918 dalla pedagogista Lina Guenna Borgo (Novi Ligure 1869 - Asti 1932), con la collaborazione del commendator Penna di Asti.

Qui sotto un testo di Giuseppe Crosa apparso sul quotidiano La Stampa negli anni ’90.

La definizione ufficiale era “Istituto di educazione Vittorio Alfieri” ma tutti sapevano che si trattava dell'Orfanotrofio «Vittorio Alfieri», quello voluto dal commendatore Penna per gli orfani di guerra e del lavoro.
Tutti coloro che, orfani, vi vennero ospitati tra i 3 e i 18 anni hanno conservato un buon ricordo, anche se l'estinzione dell’istituto decretata in data 30 marzo 1982, ha affidato alla memoria collettiva la storia della presenza attiva, dell'Orfanotrofio.
Gli allievi vi trovavano non una ma due “mamme”: le educatrici, signorine Gabriella Goria e Teresa Macagno, che seppero creare una grande famiglia con amore e dedizione.
Gabriella Goria era nata a Castell’Alfero (1901 - 1981), aveva conseguito il diploma magistrale ed a 24 anni, nel 1925, veniva assunta come educatrice presso l’Educatorio infantile diretto da Lina Borgo e, dal 1932, nell'Orfanotrofio maschile “Vittorio Alfieri” di Asti.
“Tota Gabriella” ha educato decine e decine di ragazzi, seguendoli anche nella vita di lavoro e nelle vicende familiari, mite, docile, saggia, affettuosa.
Ad un ex allievo, proveniente da Taranto, aveva chiesto un giorno: «Sai come ti posso chiamare? Pumin d'amur». L’autorisposta alludeva al frutto grazioso di un certo albero.
«Eravamo 50 orfani - scrive un ex allievo - uno per tutti e tutti per uno: quando uno era punito per qualche mancanza e doveva andare a letto senza cena, uno di noi, nella notte di nascosto, gli portava un pezzo di pane per lenire l'appetito».
Gabriella Goria era una instancabile educatrice, un esempio luminoso cui guardare sempre con riconoscente gratitudine nei momenti di pena.
«Un piovoso mattino d'autunno del 1953, venne a prendermi a scuola mia madre, piangeva perché mio "padre", Umberto Mazzarotto, se ne andava a lavorare in Argentina. Avremmo dovuto raggiungerlo dopo qualche tempo. Siamo stati per ore nel bar della via che portava alla stazione, nel primo pomeriggio “mio padre” Umberto e mia madre si salutarono… quell’anno leggendo la pagella, al rigo genitori, lessi: figlio di Bronzin Cleonice e di N.N. Chiesi cosa volesse dire figlio di N.N. e me lo spiegarono. Io dicevo che mio padre era Umberto Mazzarotto e che era in America, ma tutti ridevano e si burlavano di me». Tanto dolore e tanta umiliazione per non avere un padre!
Le due educatrici, «Tota Teresa» e «Tota Gabriella» conoscevano bene le storie dei 50 allievi.
Erano diverse: energica ed autoritaria Teresa, mite e pacata Gabriella. La prima rappresentava la Legge, la norma; la seconda il sentimento di vivere, la dolcezza degli affetti familiari.
Si trovarono insieme nell’Educatorio infantile nel 1925 e poi all'Orfanotrofio maschile “Vittorio Alfieri” di piazzale Penna: costituivano un binomio di solidarietà e amore ricambiato da generazioni di ragazzi astigiani.
Tota Teresa era un'eccellente organizzatrice, Tota Gabriella incoraggiava con il sorriso e la parola.
Quando Lina Borgo si ammalò gravemente, le due “mamme” insegnarono agli allievi il canto da eseguire quando la signora Borgo fosse guarita. Ma quel canto non lo eseguì nessuno.

A Gabriella Goria, morta ad Asti l’8 marzo 1981, è stata intitolata una via di Asti, una traversa di via Torchio.

 


 


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