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24.04.2016 intitolato il ronḍ a Carletto Leonardi
Argomento: Amm. Comunale Data: 15/4/2016

Domenica 24 aprile 2016 a Castell’Alfero si svolge la cerimonia di INTITOLAZIONE A CARLETTO LEONARDI, deportato e morto nel campo di concentramento di Mauthausen, del rondò dei giardini ovest del castello dei conti Amico, organizzata dal Comune di Castell’Alfero.

Programma

ore 10.00 ritrovo presso il Salone Verde del castello per i saluti di benvenuto dell’Amministrazione Comunale
ore 10.30 ANNI AMARI rievocazione della figura del Leonardi a cura del Teatro del Borbore, su testi di Renzo Moretto con Agostina Robba, Silvana Bego, Giuliano Tarasco, Claudio Nano e Gianfranco Ferrero, sempre nel Salone Verde
ore 11.30 Santa Messa presso la chiesa S.S. Pietro e Paolo
ore 12.15 inaugurazione targa commemorativa dedicata a Carletto Leonardi (giardini del castello)
ore 13.00 pranzo presso Teatro comunale (costo € 18,00, per prenotazioni contattare il tel. 335 7269710)
ore 15.00 nel Salone Verde del castello spettacolo teatrale NOI SAREMO PER SEMPRE di Riccardo Fassone, spettacolo teatrale ad ingresso gratuito della Compagnia Gli Aslanti del CRAsl19 di Asti in ricordo delle vittime dei campi di concentramento nazisti.
In scena: Roberto Allara, Gabriele Baseggio, Davide Bosticco, Giorgio Gallo, Mariano Jori, Valentina Matta, Tiziana Miroglio, Emanuela Paccagnan, Giuseppe Pavan, Luca Perosino, Maurizio Piccotti, Bianca Vercelli.
Testi e regia di Riccardo Fassone; tecnico Gino Vercelli
Questo spettacolo era stato proposto lo scorso 31 gennaio nel Teatro comunale, in occasione della Shoah.

Durante la giornata sarà possibile visitare nel Salone Verde del castello la mostra filatelica e documentaristica RADICI DI SANGUE L’ALBA DELLA NOSTRA LIBERTÀ sul periodo della Resistenza, a cura del castellalferese Carlo Borgna.
 

 


Carlo Leonardi, detto Carletto, nacque a Castell’Alfero il 30 giugno 1893.
Combattè nella Prima guerra mondiale ed una volta congedato viene assunto dalle Ferrovie Nord.
Nel 1919 si iscrive al partito socialista di Novara e, da quel momento, è sempre in prima linea nella lotta dei lavoratori contro lo sfruttamento, contro il fascismo, per un mondo più umano e civile, per il diritto di ogni uomo al lavoro, per la libertà e la giustizia.
Nel 1921, dopo il Congresso di Livorno, che segna la divisione del Partito Socialista e la nascita del PCI, segue Giuseppe Belloni e Giarda [già segretario del Partito Socialista] e viene nominato Segretario della Federazione Novarese del PCI.
Partecipa personalmente alla difesa della sede della Camera del Lavoro nella seconda metà del 1922. 
Dopo il Congresso Nazionale, tenutosi nel 1926 a Lione in Francia, Leonardi, con Silvio Ramazzotti e Giuseppe Belloni, viene espulso dal Partito, su proposta di Carlo Mancini, nuovo Segretario della Federazione novarese comunista, perché aderente alla corrente estremista bordighiana. Sebbene fuori dal Partito, nella clandestinità, Leonardi continua la sua lotta.
Carletto Leonardi si trasferisce a Cavaglio d’Agogna, dove ha molti amici e compagni. Si riavvicina quindi al Partito Comunista, che gli dà nuovamente la tessera e piena fiducia.
Nel 1942 riprende più stretti contatti con gli antifascisti novaresi, al fine di creare un’organizzazione in grado di mobilitare le masse.
Consolida i legami con Pippo Coppo di Omegna, Francesco Alberini di Gravellona Toce, Teruggi di Fontaneto d’Agogna, Giacomo Gray di Romagnano Sesia e, infine ristabilisce i contatti con Novara, dove già operano Gaspare Pajetta e Giacinto Garzoni, dirigenti della Sezione novarese del PCI.
L’anno seguente il PCI è sufficientemente organizzato e Carletto Leonardi è tra i suoi più validi dirigenti.
Nel settembre, ad Arona, rappresenta il PCI nel Comitato di Liberazione Nazionale in Provincia di Novara, insieme al socialista Alberto Jacometti [Andrea] e il democristiano Carlo Torelli.
L’abitazione di Leonardi, in località Fornace a Cavaglio d’Agogna, diviene un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono resistere ai nazifascisti o che vogliono espatriare; soldati e ufficiali del disciolto esercito italiano, prigionieri alleati, ebrei, giovani renitenti alla chiamata della Repubblica di Salò. Diventa riferimento anche per lanci aerei di materiale per i partigiani.
I fratelli Alfredo e Antonio Di Dio, entrambi poi Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria, sono tra i primi ad essere ospitati e poi guidati in Valle Strona da Leonardi, che li aiuta anche a formare ed armare la prima banda partigiana della Valle, dapprima ad Inuggio e successivamente a Massiola, dove fondano il nucleo partigiano denominato “Compagnia Massiola”, che poco prima del Natale 1943 fondendosi con la Compagnia "Quarna" del capitano Beltrami costituì la "Brigata Patrioti Valstrona".
Oltre 200 sono i prigionieri inglesi evasi che ottengono da Leonardi e dall’organizzazione creata a Cavaglio rifugio, cibo, indumenti e guide per raggiungere le formazioni partigiane o la frontiera.
A Leonardi dà fiducia e coraggio l’appoggio incondizionato della popolazione del piccolo comune che sorge, in mezzo alla campagna, a 24 km da Novara. Leonardi mantiene inoltre i contatti con i collaboratori di Novara; fra questi Biglieri, Campagnoli, Fornara e Somaglino.
Ma anche i fascisti si accorgono della sua intensa attività.
Familiari e compagni gli consigliano di andarsene da Cavaglio, anche per le sue cattive condizioni di salute, ma Leonardi decide di restare.
Il 7 aprile 1944 viene catturato dai fascisti; la sua casa è saccheggiata e semidistrutta dalla fiamme.
Il calvario di Leopardi è lungo: le carceri di Novara e di Torino, il campo di concentramento di Fossoli e, infine, Mauthausen-Gusen, il campo nazista di annientamento. 
Il lavoro forzato, le privazioni, le violenze naziste distruggono il fisico di Carletto Leonardi che, il 19 gennaio 1945, muore a Gusen.

La città di Novara per onorarne la memoria gli ha dedicato una via e Castell'Alfero una piazzetta.

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fonti:
- Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - www.anpi.it
- Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli -
www.isrn.it da cui è tratta anche la foto




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